Prefazione
Un tempo era considerata “orrida e invalicabile”, tanti erano coloro che, addentrandosi nella fitta macchia della Selva Cimina, non facevano ritorno a casa.
Oggi questi appellativi sembrano del tutto inappropriati. I Monti Cimini, difatti, hanno cime moderate e boschi nei quali è piacevole passeggiare o fare picnic. Non sono monti sui quali nevica spesso, vista la loro modesta altitudine. Sono un po’ la rappresentazione stessa del nostro territorio o, quantomeno, di ciò a cui mi hanno sempre fatto pensare: la normalità che incanta.
È consuetudine per me ammirarli: basta sporgermi dalla finestra oppure fare due passi a piedi, dato che vivo alle loro pendici. Ma il loro splendore mi si rivela soprattutto quando li costeggio in automobile muovendomi verso Roma. La strada pian piano sale e, tagliandoli, scopre ampie vallate.
Tanti sono i borghi che sorgono in questo lembo di Tuscia e ognuno racconta un passato lungo e, per molti versi, glorioso. All’interno di questi centri abitati sorgono signorili palazzi appartenuti a famiglie potenti che hanno scritto la storia della nostra zona e non soltanto. Primi fra tutti i Farnese che, proprio in questi luoghi, hanno lasciato uno dei gioielli dell’architettura rinascimentale italiana: il Palazzo Farnese, che imponente svetta sull’abitato di Caprarola.
Ma c’è un borgo a cui sono particolarmente legata, che non si fregia di edifici appartenuti a celebri famiglie. Vitorchiano, il borgo sospeso sulle rocce di peperino o, come preferisco chiamarlo, il borgo incantato, non possiede nobili palazzi perché è sempre stato dei suoi abitanti. Non ha mai avuto famiglie che lo dominassero: nei secoli è rimasto indipendente.
Tante sono le figure che narrano la storia dei comuni cimini, prima fra tutte, per mera faziosità verso il mio genere di appartenenza, Giulia Farnese, detta “la Bella”, che a Carbognano trascorse l’ultima parte della sua vita migliorando la condizione di molte donne.
Abbiamo scattato tante foto, in questi luoghi per certi versi magici, cercando di imprimere le emozioni che abbiamo provato nell’attraversarli. È stato difficile sceglierle, così come è difficile riassumere in poche righe secoli di storie, vicende, personaggi e curiosità.
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