Alfio
Tra pochi giorni sara' il 30 aprile
saranno gia' passati nove anni
dal giorno in cui non si risveglio' piu'
il nostro compagno Alfio Pannega.
E della sua parola e del suo braccio
in questi giorni avremmo piu' bisogno
per contrastare l'orda neofascista
ci resta invece solo la memoria.
Ma la memoria e' gia' una forza grande
e quindi nell'opporci al criminale
governo dei razzisti e dei golpisti
ci sia d'esempio ancora Alfio Pannega.
Perche' ogni giorno della sua esistenza
sempre lotto' contro lo sfruttamento
contro il fascismo contro la violenza
per la giustizia e la fraternita'.
Perche' ogni giorno della sua esistenza
tutti i suoi beni sempre condivise
con chiunque bussasse alla sua porta
sempre fu generoso Alfio Pannega.
Giammai si arrese al male e all'oppressione
e sempre fare il bene preferi'
ancora e' vivo nella nostra lotta
l'antifascista Alfio Pannega e' qui.
Per Alfio Pannega. Approssimandosi il nono anniversario della scomparsa
Il 30 aprile ricorre il nono anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che ci ha lasciato il 30 aprile 2010.
Nel ricordarlo ancora con immutata gratitudine e commozione ne ricordiamo anche l'impegno inesausto in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
Ne ricordiamo la militanza antifascista, comunista e libertaria; ne ricordiamo la generosita' e la sincerita' senza riserve; ne ricordiamo l'amicizia incondizionata; ne ricordiamo la luminosa nutriente bonta'.
Chi lo ha conosciuto, ed ha condiviso con lui i pensieri tristi e felici, i dolori e le speranza, le vicissitudini e le lotte necessarie e ineludibili, sa quanta sapienza quell'uomo recasse, sa quanto acuta e preziosa fosse la sua riflessione e la sua testimonianza morale e politica, e sa quanti gesti di verita' e di amore seppe compiere.
Particolarmente nelle ultime due decadi della sua vita, con l'esperienza del centro sociale occupato autogestito "Valle Faul", non vi fu a Viterbo significativa lotta per il bene comune cui Alfio non prendesse parte, sempre recando l'autorevole e poetica sua testimonianza, il nitido suo impegno, la sua capacita' di comprensione e di empatia, la forza gioiosa del suo resistere di antifascista che mai si era piegato al male, ne' sotto la dittatura, ne' sotto il regime della corruzione.
In questi mesi in cui in Italia e' tornato al potere un governo razzista, in cui in Italia si sta instaurando un regime di apartheid, in cui l'esecutivo si macchia ogni giorno di crimini atroci ed infami, come l'omissione di soccorso dei naufraghi, il rifiuto di salvare le vite dei superstiti dei lager libici accogliendoli in Italia, la persecuzione razzista di persone del tutto innocenti con l'abominevole "decreto sicurezza della razza", l'istigazione all'odio razzista; in questi mesi, nella lotta nonviolenta contro il razzismo che ogni persona di volonta' buona deve ogni giorno condurre in difesa dell'umanita' e per restare noi stessi umani, noi sentiamo che la testimonianza, l'appello, la memoria di Alfio Pannega ci confortano e ci sostengono ancora.
Perche' ricordare Alfio significa continuarne la lotta contro il fascismo, contro il razzismo, contro la schiavitu', contro ogni oppressione ed ogni violenza, per la vita, la dignita' e i diritti di ogni essere umano, per la liberazione dell'umanita' e la salvaguardia dell'intero mondo vivente.
Nel ricordo e alla scuola di Alfio Pannega la nonviolenza e' in cammino.
Contro il razzismo, contro il fascismo, ricordando Alfio Pannega
Ricorre il 30 aprile il nono anniversario della scomparsa di Alfio Pannega.
Lo ricordiamo proseguendo il suo impegno contro il razzismo, contro il fascismo, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, in difesa di quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Contro la guerra e tutte le uccisioni.
Contro il razzismo e tutte le persecuzioni.
Contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Condividere il bene ed i beni.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Commemorato Alfio Pannega a Viterbo
Nell'imminenza del nono anniversario della scomparsa di Alfio Pannega (avvenuta il 30 aprile 2010), lunedi' 29 aprile 2019 presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo si e' tenuta una commemorazione dell'indimenticabile amico e compagno di lotte, del testimone della dignita' umana, del poeta e militante per la liberazione dell'umanita', per la difesa nitida e intransigente dei diritti di tutti gli esseri umani e per il rispetto e la salvaguardia dell'intero mondo vivente.
Ricordandolo tra due giornate che al suo cuore di antifascista e di militante del movimento operaio erano assai care, il 25 aprile della liberazione dal fascismo e il primo maggio della lotta solidale dei lavoratori contro lo sfruttamento, ne rinnoviamo l'appello e l'impegno ad opporsi ad ogni oppressione e violenza, l'appello e l'impegno alla condivisione del bene e dei beni, l'appello e l'impegno alla generosita' che unisce liberta' e giustizia, che riconosce e invera nella misericordia agente la dignita' umana propria ed altrui, la dignita' dell'umanita' tutta e dell'intero mondo vivente di cui l'umanita' e' parte e custode.
Ricordandolo a nove anni dalla scomparsa ne sentiamo ancora vivo il lascito, il messaggio, la testimonianza, l'appello alla lotta e alla fraternita'.
Contro la guerra e tutte le uccisioni.
Contro il razzismo e tutte le persecuzioni.
Contro il maschilismo e tutte le oppressioni.
Contro lo sfruttamento e contro ogni violenza.
Per l'eguaglianza di dignita' e diritti di tutti gli esseri umani.
Per la difesa dell'intero mondo vivente, casa comune dell'umanita'.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Opporsi ad ogni violenza con la forza della nonviolenza.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi per la liberazione comune.
Vi e' una sola umanita'.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.
Ricordando Alfio, contro il maschilismo, il razzismo, il fascismo
In questo nono anniversario della sua scomparsa noi ricordiamo il nostro amico, maestro di vita e compagno di lotte Alfio Pannega, nel modo in cui lui avrebbe voluto essere ricordato: proseguendone la lotta contro il maschilismo, contro il razzismo, contro il fascismo; proseguendone l'impegno nonviolento contro tutte le violenze, le ingiustizie, le oppressioni; proseguendone l'azione solidale in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
Nell'impegno necessario contro tutte le violenze ci illumina ancora la sua testimonianza.
Pace, disarmo, smilitarizzazione.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Difendere quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Condividere il bene ed i beni.
Salvare le vite: il primo dovere.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.
La nonviolenza e' in cammino.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Nel nono anniversario della scomparsa ricordato a Viterbo Alfio Pannega
Ricorrendo il nono anniversario della scomparsa, martedi' 30 aprile 2019 Alfio Pannega e' stato commemorato nel corso di un incontro di riflessione presso la sede dell'Unione Sindacale di Base (Usb) di Viterbo.
All'incontro ha preso parte il responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, che ha ricordato con viva commozione l'indimenticabile amico e compagno di lotte.
Una conversazione pubblica la mattina del primo maggio
La mattina di mercoledi' primo maggio a Viterbo nel quartiere di Santa Barbara nei pressi del parco delle querce il responsabile del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" ha tenuto un discorso in occasione della giornata in cui le sfruttate e gli sfruttati ricordano le vittime dell'oppressione economica e sociale e rinnovano l'impegno alla lotta per la liberazione dell'umanita' intera da ogni violenza, l'impegno a costruire una societa' di persone libere, eguali in diritti e solidali, l'impegno a difendere qui e adesso la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, l'impegno a difendere qui e adesso quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' comprese le generazioni future.
Nel suo discorso il responsabile della struttura nonviolenta viterbese ha innanzitutto ricordato ancora una volta Alfio Pannega, scomparso il 30 aprile del 2010, e la cui cerimonia funebre si tenne proprio il successivo primo maggio e fu insieme addolorato commiato e riaffermazione persuasa delle ragioni della lotta che per tutta la vita Alfio Pannega aveva condotto da poeta e militante antifascista, comunista e libertario, nonviolento. E da allora ogni anno a Viterbo gli amici e i compagni di Alfio lo ricordano non solo il 21 settembre nell'anniversario della nascita, non solo il 30 aprile nell'anniversario della scomparsa, ma anche il primo maggio, riconoscendolo figura esemplare del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori in lotta per la giustizia, la liberazione comune, la solidarieta' che ogni essere umano riconosce e raggiunge, conforta e sostiene.
E proprio muovendo dal ricordo di Alfio Pannega e' stato riaffermato l'impegno di tutte le oppresse e gli oppressi, e di ogni persona di volonta' buona, ad opporsi alla guerra e a tutte le uccisioni, ad opporsi al razzismo e a tutte le persecuzioni, ad opporsi al maschilismo e a tutte le oppressioni. L'impegno di solidarieta' con tutti gli esseri umani contro il fascismo e contro ogni schiavitu' e violenza; l'impegno di solidarieta' con l'intero mondo vivente che il modo di produzione, i rapporti di proprieta' e il modello di sviluppo dominante (la cosiddetta globalizzazione dominata totalitariamente dal capitale finanziario) sta minacciando di crescente devastazione ed irreversibile distruzione.
E particolarmente oggi che la guerra torna a lambire il nostro paese con l'ulteriore divampare dell'orrore in Libia; oggi che criminalmente l'Italia fornisce le bombe che fanno strage di innocenti in Yemen; oggi che la piu' grande potenza mondiale straccia gli accordi internazionali e mira a un folle riarmo; oggi che mostruosi massacri insanguinano tutti i continenti; oggi che a fronte di un impoverimento abissale delle classi sfruttate ed oppresse permangono e crescono le spese militari, le spese per gli strumenti e gli apparati il cui scopo e' uccidere gli esseri umani.
E particolarmente oggi che in Italia e' al potere un governo razzista e golpista che commette abominevoli crimini contro l'umanita' e un flagrante attentato contro la Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista; oggi che il governo italiano si macchia di una scellerata omissione di soccorso nei confronti di naufraghi in pericolo di morte, e di uno scellerato sabotaggio dei soccorritori volontari che salvano vite umane nel Mediterraneo, negando loro approdo in porti sicuri in Italia; oggi che il governo italiano impone una sciagurata conclamata volonta', espressa in piu' forme ed occasioni, di far si' che i naufraghi superstiti siano respinti in Libia, dove essi tornerebbero con tutta probabilita' ad essere vittime di segregazione in lager, schiavitu', torture e costante pericolo di morte; oggi che il governo italiano persiste in una persecuzione razzista ed in un effettuale favoreggiamento della riduzione in schiavitu' attraverso criminali e criminogene misure contenute nel cosiddetto "decreto sicurezza della razza"; oggi che il governo italiano si e' ripetutamente reso colpevole del delitto di sequestro di persona aggravato, reato per il quale i complici del governo che siedono in Senato hanno impedito alla magistratura italiana di procedere nei confronti del Ministro dell'Interno reo confesso, garantendo cosi' una scandalosa impunita' al ministro e al governo; oggi che il governo italiano orribilmente persevera nell'istigazione all'odio razzista e nell'apologia del delitto di omissione di soccorso; oggi che il governo italiano protervamente e fin esibizionisticamente persiste nella violazione di convenzioni internazionali, di leggi ordinarie, e della stessa Costituzione della Repubblica italiana, al fine di attuare una criminale politica razzista.
E particolarmente oggi che Viterbo, che l'Italia intera e' scossa dall'ennesima atroce violenza contro una donna da parte di criminali neofascisti; oggi che in Italia e nel mondo i femminicidi si susseguono a un ritmo vertiginoso; oggi che il maschilismo continua con furiosa violenza ad opprimere, lacerare, disumanizzare l'umanita'.
E particolarmente oggi che la violenza fascista si riorganizza in tutto il mondo a nuovamente aggredire e tentare di annichilire l'umanita' intera; la violenza fascista di cui il razzismo, il nazionalismo, il colonialismo e l'imperialismo sono elementi costitutivi palesemente in atto.
E particolamente oggi che i popoli in lotta per la sopravvivenza nel Sud del mondo rapinato e oppresso, che la generalita' delle scienziate e degli scienziati, che le piu' alte voci della riflessione morale, che innumerevoli giovanissime e e giovanissimi scesi nelle piazze di tutto il mondo richiamano l'umanita' a fermare la devastazione della natura che sta mettendo in pericolo l'esistenza stessa dell'umanita' intera.
Il primo maggio non e' solo e tanto un giorno di festa, ma un giorno di memoria e di lotta, di consapevolezza e di impegno: e' un appello, l'appello lanciato da coloro che nel 1864 si riunirono a Londra e fondarono la prima Associazione Internazionale dei Lavoratori, il cui programma e' ancora il nostro programma; e' l'appello che con nitide e ferme parole e' espresso nell'inno che proprio "L'Internazionale" ha come titolo; e' l'appello che tutte le vittime dell'oppressione, e tutte le persone che contro l'oppressione insorsero nella storia dell'umanita', ci consegnano come lascito: l'appello all'impegno comune per l'umanizzazione dell'umanita', l'appello all'impegno comune per la liberazione dell'umanita' intera, l'appello all'impegno comune per la piena condivisione del bene e dei beni. L'appello all'impegno comune a contrastare ogni violenza con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Che si uniscano tutte le oppresse e tutti gli oppressi nell'impegno comune contro ogni oppressione.
Che si unisca l'umanita' intera nell'impegno comune per la comune salvezza.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Da ciascuno secondo le sue capacita', a ciascuno secondo i suoi bisogni.
Sii tu l'umanita' come dovrebbe essere.
La nonviolenza e' in cammino.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Approssimandosi l'anniversario della nascita di Alfio Pannega
Si avvicina il 21 settembre, anniversario della nascita di Alfio Pannega; e quanti hanno avuto la fortuna di essergli amici e compagni di lotte lo ricordano ancora con l'affetto di sempre e la nostalgia che ogni anno si fa piu' struggente.
Perche' il ricordo di Alfio se da una parte si offusca nei dettagli che svaniscono o che l'incessante lavorio (e rovello, e travaglio) della memoria rimodella e semplifica, dall'altro si fa piu' nitido nella visione globale e, verrebbe da dire, nell'interpretazione figurale - riprendendo il concetto che Auerbach cosi' sapientemente illustro' con riferimento all'opera dantesca - della sua persona, della sua azione, della sua testimonianza che nell'accrescersi della distanza temporale si chiarifica vieppiu', e ci convoca ancora e ancor piu' ai nostri doveri, ai doveri di tutti gli esseri umani compresi del compito ineludibile di agire per il bene comune dell'umanita'.
Per molti, che lo conobbero solo superficialmente, Alfio fu e resta soltanto una sorta di epitome incarnata di una viterbesita' fatta di tratti arguti, di vita agra e grama di fatiche e sofferenze, ma anche di prorompente vitalita' ed amore per questa terra e la sua gente, la sua storia, le sue tradizioni autentiche e quelle mitiche o mitizzate. E questo certamente Alfio fu, ma fu anche molto di piu'. Ed e' quel di piu' che ancora una volta qui si vorrebbe rievocare.
L'uomo generoso che condivideva senza esitazioni e senza rimpianti i suoi scarsi beni con ogni persona che gli chiedesse soccorso ed ospitalita'.
L'uomo che aveva fatto tutti i lavori piu' faticosi e meno apprezzati, e che ne aveva tratto la coscienza del diritto di ogni essere umano alla dignita' ed alla solidarieta'.
L'uomo che aveva vissuto in una grotta, prima con la madre amatissima e poi da solo, e che aveva subito torti ed ingiustizie, ed emarginazione e fin angherie, ma che gli stenti e le sofferenze di cui aveva fatto amara esperienza non avevano peggiorato, ne' avvilito, ne' corrotto; al contrario: non solo non era stato corroso dalla frustrazione e dalla rabbia, ma anzi quelle dolorose sue vicenda seppe interpretarle come uno straordinario esperimento di verita' per dirla con Gandhi; come una esperienza che lo ricongiungeva a tutte le vittime di tutte le oppressioni; come un vissuto prima subito e poi rivendicato che rendeva ancora piu' forte il suo appello nitido e incandescente alla lotta di tutte le oppresse e di tutti gli oppressi per la liberazione comune dell'umanita' intera da ogni privazione e da ogni oppressione.
Sapeva tradurre la coscienza di sfruttato in analisi della societa' e della storia, e in appello alla lotta contro tutte le ingiustizie, in programma di liberazione dell'umanita' intera, in riaffermazione degli immortali principii dell'89: liberta', uguaglianza, fraternita'.
Ugualmente, le amarezza della vita non lo avevano piagato, non gli avevano strappato la gioia di vivere, non ne avevano mutilato l'anima fiera e generosa: era un uomo che non conosceva il risentimento e il rancore. Ai torti subiti e alle ingiustizie tutte sapeva rispondere con la riflessione morale e la lotta politica per i diritti di tutti, con la solidarieta' con tutte le vittime, con la fraternita' con tutte le oppresse e tutti gli oppressi, con l'umanita' cosi' com'e' e come dovrebbe essere. Fu sempre un coraggioso e invitto difensore dei diritti umani di tutti gli esseri umani, un difensore di tutti gli esseri viventi, un difensore di quest'unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera. Fu sempre un esempio della virtu' della misericordia che si fa pratica concreta di condivisione ed insurrezione nonviolenta contro ogni violenza, contro ogni ingiustizia, contro ogni menzogna, contro ogni vilta'. Fu sempre un amico della nonviolenza, che e' la resistenza antifascista che continua sempre e non si arrende mai.
Un tratto che forse solo gli amici piu' intimi gli conoscevano e che gli era piu' proprio, connaturato, consustanziale, era il riserbo, la discrezione, la delicatezza, l'attenzione weiliana per il mondo e per l'altra persona; certo, vi era anche l'Alfio dalla battuta fulminante, dall'eloquio popolano robusto e fin ruspante; ma nel conversare tra amici rivelava una nobilta' d'animo ed una finezza di tratto e di gusto, una gentilezza e una prossimita' che nel ricordo ancora mi commuove.
Era un militante comunista libertario. E' difficile spiegarlo a chi oggi trangugia e prende per verita' le idiozie vomitate dalla televisione, ma la storia dei comunisti in Italia non e' quel coacervo di grigiore, ipocrisia, demenza e complicita' di cui favoleggiano gli eterni aedi di tutti i poteri dominanti; e' stata un'altra cosa. Nelle classi oppresse e' stata un'esperienza di umanita' luminosa e aggettante verso quella che Ernst Bloch chiama la patria ancora da venire, quel regno della liberta' in cui ogni essere umano sara' un aiuto per ogni altro essere umano. Che poi ci si chiamasse comunisti o socialisti o anarchici o libertari, che si fosse iscritti al partito o al sindacato o che si volesse rivendicare la condizione di "cani sciolti" o di militanti in piccole e minime organizzazioni di lotta, o che si fosse soltanto coscienti di essere sfruttati e vessati e quindi parte dell'umanita' sofferente il cui grido lacerava i cieli e chiamava ad insorgere, fu e resta un sentire comune e un condiviso agire che umanizzava e riscattava il mondo, e che ancora oggi apre la via nella morta giungla e nei vertiginosi labirinti in cui i poteri dominanti riducono le persone a merce e consumo, a scarti e rovine, a statue di sale e belve.
La difesa intransigente dei diritti umani di tutti gli esseri umani: questo e' stato ed e' ancora la lotta delle classi oppresse, la resistenza delle persone denegate, il sollevarsi dei popoli violentati e fin animalizzati (e' la formula icastica di Frantz Fanon, psichiatra e combattente contro il colonialismo); il sentimento di solidarieta' con tutte le vittime dell'oppressione, la condivisione del dolore e delle speranza (la lotta di Rosa Luxemburg contro la guerra e contro l'incipiente totalitarismo perche' "la liberta' e' sempre la liberta' di chi la pensa diversamente da noi", il "principio speranza" di Bloch e di Moltmann, il pugnace "principio disperazione" di Guenther Anders, il principio responsabilita' di Jonas, la vita activa e il miracolo della nascita e l'opposizione al totalitarismo di Hannah Arendt, la critica di tutte le istituzioni totali e di tutte le ideologie e le forme di organizzazione e le prassi repressive e disumananti condotta dalla scuola di Francoforte, l'analisi e la proposta di Virginia Woolf nelle Tre ghinee - questo capolavoro del pensiero politico contemporaneo); la fraternita' e sororita' intimamente sentite e vissute in ogni fibra del proprio essere, ed insieme il movimento esistenziale, personale, sociale e storico, concreto e coerente, contestuale e complesso, lacerato ed infinitamente aperto, di riconoscimento e di comunione con l'umanita' intera. La "forza dell'amore" di Martin Luther King, e il "rispetto per la vita" di cui ci parlava il dottor Schweitzer.
Alfio estendeva questo rispetto e questa solidarieta' non solo a tutti gli esseri umani, ma anche agli animali - innanzitutto agli amati cani di cui si circondava e che accudiva amorevolmente -, ma anche alle piante, alla citta' e alla terra, alle persone passate, presenti e venture, alla storia e al futuro.
E questo anelito di liberazione, questo concreto impegno di lotta per la dignita' di tutti e di ciascuno, era il cuore del suo amore per la cultura.
Fin dall'eta' piu' verde possedeva e padroneggiava la cultura scolastica di chi era stato in collegio, con la fame di sapere del povero che nella cultura vede la via e la sostanza dell'emancipazione, del riconoscimento di dignita', della giustizia e della liberta'; ed era una cultura certo rigidamente definita entro i confini tipici di un tempo in cui un libro che avesse meno di settant'anni era ipso facto sospetto di eccessiva modernita'; ma era altresi' di alto livello ed indelebilmente impressa nel ricordo: Dante e i poemi cavallereschi soprattutto, e poi gli altri classici della poesia italiana che allora si mandavano a memoria, Manzoni e Leopardi, i risorgimentali come Berchet e Fusinato, Giusti e Mercantini, e poi Carducci e Pascoli, naturalmente.
Ma quella cultura l'aveva poi ulteriormente coltivata nel corso dell'intera sua vita, e fecondata nel contatto vivo con l'esperienza della poesia a braccio e della cultura artigiana e operaia, e soprattutto contadina: ricca di doni sapienziali, morali e scientifici, di saperi botanici e zootecnici, di scienza della terra e della vita, ma anche della filosofia come milizia di cui parlavano gli stoici antichi, ed anche di conservazione nella memoria di un patrimonio di conoscenze classiche e di tecniche letterarie finissime.
E da militante comunista libertario Alfio Pannega e' stato vivacemente presente in tutte le lotte a Viterbo e nell'Alto Lazio condotte per la pace e i diritti umani, di solidarieta' internazionale con i popoli oppressi, contro l'emarginazione e le istituzioni totali, in difesa della natura e contro un modello di sviluppo onnidivoratore ed onnidistruttivo, contro il razzismo e contro il maschilismo.
In un atteggiamento mai arcigno ed accigliato, ma sempre aperto alla gioia e alla festa, nell'amore per la vita, nell'accudimento e nell'empatia per e con il mondo vivente tutto; coltivando e praticando, per intima convinzione e come esito della sua propria esistenziale ricerca e meditazione e pratica, le virtu' che il movimento di liberazione delle donne ci ha insegnato a riconoscere come decisive per la difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutte e tutti, per la salvezza comune dell'umanita' e della biosfera.
L'amore per la conoscenza e la pratica della condivisione, l'ascolto dell'altra persona e la lotta in difesa del bene comune, quell'"esser uomo tra gli umani / io non so piu' dolce cosa" di un distico di Saba, era tutt'uno col suo antifascismo, con la sua nonviolenza.
Aveva conosciuto e contrastato la barbarie fascista e poi la violenza vampiresca, alienante e desertificatrice del neocapitalismo, nella persistenza e nelle trasformazioni del potere che offende e dissangua: dal blocco agrario prima, ai rampanti saccheggiatori del blocco edilizio poi, dal notabilato al clientelismo, dal familismo amorale fino al regime della corruzione e della penetrazione dei poteri criminali, alla governamentalita' ed alla biopolitica di cui parlava Foucault nei suoi corsi.
E' deceduto prima dell'attuale estremo imbarbarimento, ma la sua testimonianza, la sua lezione, il suo lascito morale e civile ancora illuminano la nostra lotta contro il razzismo, contro la violenza, contro i poteri che "hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato pace" (come si legge in quel luogo di Tacito).
Resta ancora da ricordare la fase forse piu' bella e preziosa della sua vita: gli anni dell'esperienza del Centro sociale occupato autogestito "Valle Faul" di cui fu decisiva anima dal primo giorno di quell'estate del '93 fino all'ultima ora della sua vita nella primavera del 2010, sul finire di aprile, che e' veramente "il piu' crudele dei mesi".
E resta da ricordare la lotta per il diritto di tutte e tutti alla casa, che fu l'ultima sua grande iniziativa, l'ultima campagna di lotta e di solidarieta' in cui mise ancora una volta tutto se stesso, ancora una volta gettando il cuore oltre l'ostacolo, ancora una volta l'Ulisse del XXVI della prima cantica dantesca. Nel corso di quella lotta mori'.
Gli anni passano, e chi scrive queste righe ha l'impressione che occorrerebbe fare molto di piu' per tramandarne la testimonianza.
Ed e' un impegno che si deve richiedere ad esempio agli studiosi locali di storia patria: in questi ultimi tempi preziose ricerche ha condotto Vincenzo Ceniti, cui va anche la nostra gratitudine.
Ed ovviamente Antonello Ricci, che la testimonianza di Alfio raccolse pochi mesi prima che fosse troppo tardi e restitui' in un volume che e' finora unico, e che forse potrebbe svolgere adesso una nuova ricerca raccogliendo e studiando le voci di chi Alfio conobbe e che potrebbe recare testimonianze preziose, preziose per la citta', preziose per l'umanita'; una ricerca sul modello di quelle di Nuto Revelli, per intenderci.
E naturalmente Pietro Benedetti che tiene vivo il ricordo di Alfio con uno spettacolo teatrale in cui lo impersona con virtu' mimetica tale che per i piu' giovani che non lo hanno conosciuto Alfio rivive in lui ed attraverso lui ancora dona il suo esempio ed effonde la sua capacita' educativa come autentica prassi di liberazione.
Ma tante altre persone che gli furono amiche potrebbero dare ancora ulteriori preziose testimonianze: da Mauro Galeotti, gia' benemerito per i molti libri di documentazione su Viterbo in cui dispiega un infinito amore per la citta' e i suoi abitanti; a tanti militanti politici della sinistra che con Alfio ebbero una sincera, autentica amicizia (e penso ad esempio ad Ugo Sposetti); ma anche, e direi forse soprattutto, le persone che piu' intensamente hanno preso parte all'esperienza del centro sociale occupato autogestito "Valle Faul", che hanno vissuto con lui giorno per giorno, condividendo quotidianamente esperienze e riflessioni dal 1993 al 2010. E penso in primo luogo a Luciano, ad Antonietta, ad altre persone cui chi scrive queste righe e' legato da un affetto profondo e dalla condivisione di indimenticabili esperienze di lotta e di vita.
All'indomani della scomparsa di Alfio ebbi a formulare la proposta della costituzione di un "Archivio Alfio Pannega", che raccogliesse materiali e testimonianze di e su di lui. E' un impegno ancora da adempiere, anzi, ancora da iniziare: e sono passati gia' nove anni.
Oltre il libro curato da Antonello Ricci ci sono le fotografie di Mario Onofri, che anch'egli ci ha lasciato - ancor giovane - alcuni anni fa; e le fotografie di Francesco Galli, di Massimo Vollaro, di tanti altri ancora. E registrazioni audio e video sparse fra tanti amici di cui sarebbe opportuno fare copie e raccoglierle in un unico luogo. Ed alcune altre testimonianze: un prezioso articolo di Paolo Arena, alcune elaborazioni grafiche di Giselle Dian che alcuni anni fa tradusse in immagini alcune poesie di Alfio, volantini ed altri documenti che forse Arianna Marullo ha conservato... e non elenco altri nomi tra i molti che mi si affollano in mente poiche' certo ne dimenticherei comunque qualcuno.
Sono passati ormai nove anni dalla scomparsa di Alfio, e tra soli sei anni sara' il centenario della nascita.
Sarebbe una buona cosa, una buona cosa per Viterbo, e non solo, se in occasione del decennale della scomparsa prima, e del centenario della nascita poi, la ricerca documentaria e storiografica sulla sua figura e la sua esperienza fosse impegno comune e pubblico della citta'.
E forse il Comune, l'Universita', il Consorzio Biblioteche e gli altri istituti di civica rappresentanza e di cultura presenti potrebbero cominciare fin d'ora a promuovere e sostenere un impegno in tal senso; cosi' come, indipendentemente o congiuntamente, gli amici e i compagni di Alfio che non lo hanno dimenticato.
Ma non posso concludere questo breve ricordo di un vecchio amico e compagno di lotte, senza ripetere una volta ancora che se Alfio fosse vivo oggi, ci chiamerebbe sulle barricate contro il razzismo e il fascismo che torna, in difesa delle sorelle e dei fratelli perseguitati, abbandonati nei lager libici, naufraghi in mare, abbandonati tra gli artigli delle mafie schiaviste la' e qui.
Se Alfio fosse qui, ci convocherebbe a scendere in piazza ancora una volta in difesa della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani.
Se Alfio fosse qui, sarebbe con noi - ci sia concesso di ripeterlo ancora una volta con le stesse parole che da giorni e giorni ripetiamo - a rivendicare la necessita' e l'urgenza di un adeguato e corale impegno nonviolento dell'intero popolo italiano affinche', dopo la caduta del governo razzista e golpista che lungo un anno ha commesso scellerati crimini contro l'umanita', si torni ora alla legalita' costituzionale e al rispetto dei diritti umani, e si realizzino al piu' presto alcuni obiettivi irrinunciabili:
1. tornare alla legalita' che salva le vite: abrogare immediatamente tutte le misure razziste e persecutorie imposte dal governo razzista teste' caduto (ma anche le altre imposte dai governi precedenti che hanno aperto la strada all'inabissamento nella brutalita' di quest'ultimo anno);
2. tornare al primo dovere di ogni essere umano e di ogni umano istituto: ripristinare l'adempimento del dovere di soccorrere chi e' in pericolo;
3. distinguere il bene dal male: che siano processati nei tribunali della Repubblica i responsabili di crimini contro l'umanita' e di attentato contro la Costituzione;
4. tornare alla Costituzione: ripristinare la legalita' costituzionale che il governo della disumanita' ha infranto;
5. una persona, un voto: riconoscere il diritto di voto e tutti gli altri diritti sociali, civili e politici a tutte le persone che vivono in Italia, facendo cessare l'effettuale regime di apartheid e di schiavitu' di cui sono vittima milioni di nostri effettivi conterranei;
6. far cessare la strage nel Mediterraneo: riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro.
Commemorato Alfio Pannega a Viterbo
Venerdi' 20 settembre 2019, alla vigilia dell'anniversario della nascita di Alfio Pannega (che nacque il 21 settembre 1925) si e' tenuta a Viterbo, presso il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera", una commemorazione dell'indimenticabile militante antifascista ed amico della nonviolenza.
Alla commemorazione hanno preso parte alcuni suoi vecchi amici e compagni di lotte che ne mantengono viva nel cuore la memoria.
Nel ricordo di Alfio Pannega le persone partecipanti all'incontro hanno riaffermato il comune impegno contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni; il comune impegno in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani e per la salvaguardia dell'intero mondo vivente.
Nel ricordo di Alfio Pannega le persone partecipanti all'incontro hanno riaffermato la necessita' e l'urgenza della scelta della nonviolenza come unica forma di lotta adeguata per la liberazione di tutte le oppresse e tutti gli oppressi; per l'abolizione di ogni schiavitu'; per l'affermazione della vita, della dignita' e dei diritti di tutti gli esseri umani; per la condivisione del bene e dei beni; per la costruzione di una societa' in cui da ciascuna persona sia dato a seconda delle sue capacita' ed a ciascuna persona sia dato a seconda dei suoi bisogni; una societa' in cui alla barbarie della rapina e del saccheggio, dello sperpero e della devastazione, dello sfruttamento e del consumismo che tutto divorano ed annichiliscono, si sostuisca la logica e la morale della responsabilita' per il bene comune, del dono e della condivisione, della solidarieta' che ogni essere umano riconosce e raggiunge e tutte le vite rispetta e preserva.
Ed in particolare qui e adesso, nel ricordo di Alfio proseguiamo nell'impegno affinche' sia riconosciuto il diritto alla vita di ogni essere umano, e pertanto:
- siano immediatamente abrogate le antileggi razziste che flagrantemente confliggono con la Costituzione repubblicana, democratica ed antifascista;
- siano immediatamente soccorse, accolte e assistite tutte le persone in pericolo e di aiuto bisognose;
- cessi la strage degli innocenti nel Mediterraneo;
- siano aboliti i lager libici e liberate e portate in salvo in Italia tutte le vittime innocenti in essi detenute;
- siano annientate le mafie schiaviste, semplicemente riconoscendo a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in Italia e in Europa in modo legale e sicuro;
- siano abolite la schiavitu', la segregazione e la persecuzione razzista in Italia riconoscendo a tutti gli esseri umani che in Italia si trovano tutti i diritti umani: sociali, civili, politici; a cominciare dal diritto di voto: "una persona, un voto" e' il cuore pulsante della democrazia, "una persona, un voto" e' la condizione basilare della politica umana, "una persona, un voto" e' il fondamento della civile convivenza.
Ogni essere umano e' un essere umano.
Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.
La nonviolenza e' in cammino.
Nel ricordo di Alfio proseguiamo la lotta di Alfio.
Piccola ruminazione in lode delle ragazze e dei ragazzi che in questi giorni... (un discorso fatto a Viterbo nell'anniversario della nascita di Alfio Pannega)
Le ragazze e i ragazzi che in questi giorni colmano le strade di verita' e speranza, le ragazze e i ragazzi che scendono in piazza in difesa del mondo vivente, sono una benedizione per l'umanita'.
Chi e' vecchio come chi scrive queste righe rivede in loro "il sogno di una cosa" e il tempo impetuoso della propria lontana gioventu', e il legato di vecchi amici e compagni che ora piu' non sono: da Dario Paccino ad Alex Langer, da Alberto L'Abate a Giorgio Nebbia, da Laura Conti a Carla Ravaioli, da Jose' Ramos Regidor a Giuseppina Ciuffreda.
Perche' quello che queste ragazze e questi ragazzi oggi dicono e' la medesima verita' che le scienziate e gli scienziati piu' acuti ed onesti, e le piu' sagge ed i piu' saggi dei militanti dei movimenti di resistenza e di liberazione di allora e da allora, gia' allora dicevano: che il modello di sviluppo - il modo di produzione e i rapporti di proprieta' - imposto dai poteri dominanti sta avvelenando e distruggendo l'intero mondo vivente e con esso l'umanita'.
E che il primo dovere di ogni persona senziente e pensante, e di ogni umano istituto, e' salvare le vite dei viventi presenti e di quelli venturi, e creare le condizioni perche' si possa vivere tutte e tutti in dignita' e solidarieta', nel rispetto reciproco e nel mutuo soccorso, in eguaglianza di diritti condividendo i beni.
Il tempo e' poco, il compito urgente, e ineludibile.
Milioni di ragazze e ragazzi lo dicono uniti in un medesimo corale colloquio, e convocano le istituzioni democratiche ad un impegno autentico e urgente, insieme di giustizia ambientale e di giustizia sociale. Una sintesi del comune sentire della parte piu' avvertita dell'umanita' l'ha scritta e diffusa or non e' guari papa Bergoglio con l'enciclica "Laudato si'", un testo in cui in tante e in tanti riconosciamo le tracce del nostro impegno dagli anni Settanta in qua: la vecchia talpa scava e talvolta riemerge e riappare dove meno se lo aspettano gli ingenui e gli ignari. E utili manuali per l'azione necessaria sono i libri pubblicati dal "Centro nuovo modello di sviluppo" di Vecchiano da molti anni a questa parte.
Due cose occorrera' allora dire ancora una volta.
La prima, dal lato delle istituzioni democratiche: che occorrono interventi politici forti e cogenti: per forza di legge abolendo, o perlomeno immediatamente drasticamente riducendo e progressivamente diminuendo fino alla scomparsa, le produzioni e i consumi insostenibili, i privilegi e i soprusi che offendono e minacciano l'umanita' tutta, le iniquita' che provocano catastrofi e stragi.
La seconda, dal lato delle condotte personali: che occorre ridurre subito consumi e stile di vita la cui iniquita' e' facile cogliere se solo ci si pone la domanda: se tutti, ma proprio tutti, gli esseri umani volessero questo bene che io cosi' ardentemente desidero, sarebbe ancora possibile la vita sul pianeta? E si provi a rispondere ad esempio in riferimento al possesso ed uso di automobili private.
E quante sono le cose a cui si potrebbe rinunciare subito senza difficolta' veruna? ad esempio il trasporto aereo a fini di diporto, il turismo irresponsabile, il divertimento sciocco e narcotico, l'eccesso di beni effimeri, l'egoismo proprietario; e tutte le armi che sempre e solo servono a uccidere gli esseri umani.
Ma tu, insomma, predichi ancora il comunismo?
La difesa del mondo vivente, l'eguaglianza di diritti di tutti gli esseri umani, la liberazione comune dell'umanita' e il rispetto per la vita in tutte le sue forme, il progresso della conoscenza e la civile e responsabile convivenza, ebbene, si', questo richiedono: la condivisione del bene e dei beni, ovvero la scelta della nonviolenza.
Spegnere le televisioni ed i telefonini.
Visitare gli ammalati e i carcerati.
Ascoltare chi soffre, vedere i volti, confortare e sovvenire.
Sostenere chi ha subito violenze e chi ha paura.
Praticare le virtu' della levita' e della lentezza, del prendersi cura e del silenzio, della lotta nonviolenta contro tutte le violenze, le menzogne e le oppressioni.
Rileggere e rimeditare le Beatitudini e la Ginestra.
Mettersi alla scuola della Rosa Bianca e della Rosa Rossa.
Fare le cose che nelle Tre ghinee dice Virginia.
Opporsi alla peste ad Orano.
Resistere al fascismo che torna.
Lottare per il diritto alla vita, alla dignita' ed alla solidarieta' di tutti gli esseri umani e dell'intero mondo vivente.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Praticare la concreta coerenza tra i pensieri e le azioni, tra i mezzi e i fini, tra il bene che si vorrebbe ricevere e il bene che si potrebbe donare.
Con pazienza ma senza rinvii costruire la societa' nonviolenta: solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' dalla catastrofe.
Sii tu gia' oggi l'umanita' come dovrebbe essere.
Salvare le vite e' il primo dovere.
Viterbo, 21 settembre 2019, nell'anniversario della nascita di Alfio Pannega |