La storia di Alfio la conosciamo tutti Ognuno l'ha raccontata a modo suo, ognuno ne ha raccolto un pezzo, una sfumatura, un ricordo. E forse è proprio questo il bello: che in Alfio ognuno abbia incontrato qualcosa di sé. Io, personalmente, in Alfio ho incontrato un pilastro insieme a tutti i ragazzi del centro sociale. In un momento della mia vita in cui mi sono ritrovata sola, con quella solitudine che non fa rumore ma pesa, Alfio è stato una presenza. Non aveva bisogno di grandi parole. Bastava esserci. Bastava guardarlo, ascoltarlo, vedere il modo in cui affrontava la vita, per capire che si può andare avanti insieme anche quando la strada sembra fatta per essere percorsa da soli.
Alfio mi ha insegnato la resilienza. Mi ha insegnato la forza di continuare, di rialzarsi, di affrontare le difficoltà senza perdere l'onestà e la dignità. E forse questa è stata la sua lezione più grande: non quella che si racconta, ma quella che si è vista nel vissuto di Alfio. Alfio mi ha mostrato che la sofferenza ti può rendere più forte per lottare per i deboli e gli oppressi.
Avrei tantissimi aneddoti da raccontare, tantissime storie che porto dentro. Ma proprio per questo mi è difficile spiegare chi fosse Alfio. Perché alcune persone non si possono racchiudere in una storia, né in poche parole. Alcune persone diventano parte di te, e quando provi a raccontarle ti accorgi che nessuna parola è abbastanza grande
Per me Alfio è stato anche un nonno. Uno di quei nonni che la vita, a volte, ci regala in modi strani e inattesi. E se dovessi davvero trovare un modo per dire chi era Alfio, non direi soltanto che era il cartonaro di Viterbo. Direi che Alfio era il cartonaro dei cuori marci che battono e combattono. Di quei cuori che la vita può aver ferito, consumato, lasciato soli, ma che continuano ostinatamente a battere. E a combattere. Forse è proprio questo che Alfio mi ha insegnato: che non importa quante volte la vita prova a spezzarti. Finché il cuore batte, c'è ancora una strada da percorrere, e non mollare. |