Vedo Alfio per la prima volta quando sono molto giovane, adolescente credo, girare con il carretto lungo, una sorta di carriola adatta a caricare grandi fogli di cartone, fuori ed intorno le giostre che sostavano nel polveroso parcheggio di Valle Faul. Alcuni ragazzi mi dicono quello è Alfio, e lo chiamavano "Alfiè!". Un po' per provocarlo, un po' per prenderlo in giro, lo canzonavano; ma la sua risposta non si adeguava alla provocazione o alla presa in giro, proseguiva dignitoso nel suo lavoro di raccolta davvero al di sopra delle canzonature, dell'allegria - diciamo cosi - dei ragazzi, dei ragazzacci. Alfio comprendeva e questo mi colpì, eravamo noi a non capire, eravamo ancora informi, immaturi, viziati dal benessere (almeno io), inconsapevoli dei rivoli tortuosi delle vite.
Poteva solo aspettarci Alfio, aspettare che comprendessimo, forse alcuni e altri no.
E' stato cosi che lo vidi la prima volta ed erano sicuramente gli anni '80; e poi a parte incontri casuali, fu negli anni '90 e fino alla sua scomparsa che Alfio divenne una presenza più definita nei miei anni, sono gli anni della storia del CSOA Valle Faul.
E' storia nota come comparve la mattina dell'11 luglio 1993 ai primi coraggiosi e alle prime coraggiose occupanti dell'ex gazometro Camuzzi: lui viveva lì nella casa affiancata a porta Faul da anni ormai, e ritrovare intorno a sé lo spirito di quelle idee, di quelle intenzioni generazionali, fu una reciproca fortuna credo.
Del centro sociale Alfio era, insieme agli e alle occupanti più determinati, una sorta di custode non solo politico, ma epico direi: la sua aspirazione poetica, la declamazione dei canti della commedia di Dante, le poesie di natale, le ottave rime così improvvise a commento di occasioni e ricorrenze di genere diverso, la conoscenza di tutte le erbe, le piante, le erbacce preziose che crescevano lì nella valle, ne facevano davvero un custode intimo, il più prossimo e radicato di tutti noi a quella terra, a quella Viterbo che non esiste più. Talvolta mi offrivo di tagliare l'erba nel mese di maggio lì al centro e Alfio mi indicava dove risparmiare dallo sfalcio il finocchio, la cicoria, il tasso barbasso e altro ancora che assolutamente non avrei riconosciuto.
Il rapporto di Alfio con la città di Viterbo mi pare essere stato quello di chi sapeva leggere i segni di un alfabeto nei suoi graffi, nel suo selciato, nelle sue piazze, nei tagli di luce e nelle ombre, come nei suoni del dialetto, quello di qualcuno che possiede la traduzione del libro di un luogo. Alfio camminava claudicante sulle pagine di queste righe certamente fatte di ricordi di grande sacrificio e amore allo stesso tempo. Le percorreva con il suo bastone, con Gighen il cane, dalla valle al centro. E' stata generosa la città di Viterbo con Alfio, mi chiedo oggi? Mi viene da pensare che come noi giovani e inconsapevoli non eravamo arrivati a Lui, in questo hanno mancato di comprensione anche le istituzioni.
Alfio fervido e naturale antifascista, il fascismo "birbaccione", arrogante, violento, borghese, saccente, classista, razzista, supponente, sia quello storico che conobbe da giovanissimo sia quello riciclato nelle maglie della politica viterbese e sia quello che si manifestava, come talvolta è accaduto, alle porte del centro occupato in forme aggressive e violente da spedizione punitiva.
Alfio ha abbracciato la Nonviolenza senza sforzo credo, per caduta naturale direi, come risonanza naturale della sua essenza. Non poteva essere diversamente per chi come lui amava "il creato" nelle sue manifestazioni, negli animali, nelle piante, negli elementi, nella stagione e nella tensione che la poesia stende su tutto questo.
Alfio era poeta, questo mi ha insegnato, avvicinarsi alla vita, ed esserci come in un dono effimero ma intenso, avere bisogno di poco, talvolta di niente; mi ha insegnato che il nutrimento è altrove, è nel tempo che scorre rimanendo presenti, nell'essere generosi, nel "fare il bene e disperderlo nel mare". Credo lui abbia incarnato nella sua vita questa essenza e anche questa senza sforzo, per una caduta naturale, ma con sacrificio senza dubbio e sofferenze.
Chi ha avuto la fortuna di vivere in modi certamente diversi l'esperienza del CSOA Valle Faul non può che portare con sé questa lezione. Oltre talvolta la spinta intellettuale di una lotta politica, il confronto collettivo fatto di dialettica talvolta inintelligibile ma c'era il controcanto di Alfio che riportava le stesse questioni discusse ad un livello di vita reale, non di dialettica cerebrale, ma all'essenziale; lo si ascoltava, qualcuno e forse anche io, lo archiviava come poco "strutturato" o semplice, in realtà e negli anni e me ne accorgo ora, quello che Alfio commentava era vero. Quello che Alfio diceva, declamava, o incarnava era vero. Era una verità, e come tale, e per natura, fuggevole, impermanente e manifesta.
Ad oggi in questi giorni di ricordo sono grato di essere tra quelli che dalla canzonatura sono spero arrivati invece a comprendere Alfio; tutti i ricordi e le parole che lo ricordano mi commuovono rigandomi il viso di lacrime, per quegli anni trascorsi con i compagni e le compagne del Valle Faul, con quelli che se ne sono andati: come Mario che con Alfio ha stretto un'amicizia intensa e che nelle foto ne ha colto l'anima profonda; con Claudio che ne ha condiviso la casa.
La bella scritta "via i fascisti da Valle Faul" segnava la strada davanti all'ex mattatoio.
Ci vorrà e ci servirà ancora la tua forza e il tuo esempio Alfio Pannega. Ci servirà sempre, e te ne sono grato.
Essi serio vota Alfio sindaco.
Sono felice di aver letto queste luminose testimonianze su Alfio.
Le parole di Lucianino sono corse come luci, bagliori di anni importanti, vivaci, puri e contraddittori, appassionati.
Mi fanno sentire con le lacrime agli occhi la forza di una famiglia elettiva... quella vita di lotta impastata di esistenza che era il Valle Faul. Un'esperienza unica per la nostra città.
... la grazia della poesia che Alfio rappresenta. Alfio capace di dormire sul bastone, Alfio capace di sostare nel freddo degli inverni al centro sociale, tra i frastuoni dei concerti... Le lezioni su Dante. Ho una registrazione di Alfio che recita il canto del conte Ugolino...
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