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Il messaggio di Luciano Bernabei alle persone partecipanti alla festa popolare dell'11 luglio 2025 alla "Fattoria di Alice" a Viterbo per ricordare Alfio Pannega ed opporsi alla guerra e alle uccisioni nel XXXII anniversario della nascita del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul"

Compagne e compagni,
può sembrare una parola anacronistica col suo richiamo a mangiare insieme lo stesso pane, a condividere tutti i beni, ed invece e' importante riaffermare che siamo compagne e compagni, soprattutto oggi che con il dominio globale dello sfruttamento economico, la guerra, le politiche populiste, nazionaliste e razziste, sappiamo tutti in che mondo incandescente vivono tanti nostri fratelli e tante nostre sorelle.
Personalmente sono anni che il senso di impotenza e avvilimento mi pervade, e ne sto affrontando le conseguenze. Ma oggi è festa per tutti quelli che hanno condiviso con me l'esperienza del centro sociale, a partire da quell'11 luglio del 1993 quando prese vita una delle esperienze socio-culturali più importanti di una delle città più depresse anche per la collusione tra il regime della corruzione e i poteri criminali.
In quegli anni contrastammo efficacemente i piani di chi voleva lo scempio della valle di Faul e tento' di distruggere una preziosa area verde entro le mura cittadine con una gigantesca colata di cemento. Noi abbiamo difeso dalla distruzione un bene comune dell'intera città, un bene comune dell'umanità.
Oggi e' festa, e il nostro primo pensiero e' per Alfio e per gli altri indimenticabili fratelli e compagni che hanno condiviso con noi l'esperienza del centro sociale e che nel corso degli anni la morte ci ha strappato: da Claudio, a Mario, a Roland... li ricordiamo tutti, ed anche se sembra retorico diciamo che sono vivi nel nostro ricordo e lottano insieme a noi.
Oggi è festa, e come non ringraziare la "Fattoria di Alice" e l'instancabile compagno ed amico Vito e tutte le persone che partecipano e sostengono questo serio progetto di solidarietà in tematiche che ci riguardano tutti.
Vito, come scordare la grande tenda che per giorni, mi sembra nei freddi giorni di un dicembre, fu il cuore del presidio al vecchio ospedale; i nostri bellissimi presepi; le serate musicali alla Fattoria: che belle lotte che avete condiviso con il centro.
Ed ora vorrei che facciate un grande applauso a chi con dedizione da anni promuove la roots and radical music, il dj Guerrino, e alla selection reggae for the peace; so che stasera non hai il tuo carissimo fratello cantante, ma buone vibrazioni a te e a tutti i presenti.
Scusate, qualcuno mi ha detto di essere sintetico ma come si fa a ridurre ad un comunicato politico quello che il centro sociale è stato per noi.
Per me è stata una scelta di vita già da giovanissimo: il provincialismo mi stava stretto e già mi aveva fatto piombare nell'oblio, e tra varie dure esperienze avevo già toccato il fondo. Nel 1993 ero pulito e affrontavo da solo la mia rinascita, e quando ho sentito di una "tre giorni" musicale per rivendicare uno spazio libero autogestito, mi ci buttai a capofitto.
Così, già fuori dal sistema, iniziai a fare un percorso politico di lotta fuori dalle istituzioni. Solo una volta feci l'esperienza di presentarmi in una lista elettorale, ma quella esperienza non ha condizionato la mia formazione politica nella quale insieme ai miei compagni ho capito che l'unica lotta possibile per una umanità giusta è la nonviolenza. In questa mia formazione politica, in questo nostro collettivo accostarci alla nonviolenza, ho trovato fratelli, compagni ed amici che da tutta la vita si impegnano nelle lotte e nella formazione lasciando nel mondo persone migliori e capaci. Il centro sociale nel corso degli anni e' stato un luogo di accoglienza, di solidarieta', di formazione e di lotta nonviolenta per tante persone.
I mille concerti, il teatro, i sound system, tutto fatto per sostenere il centro e l'autogestione contro la mercificazione del divertimento, del tempo liberato, della vita. La morte di Carlo Giuliani a Genova ci ha fatto sentire sconfitti ma non arresi; continuiamo la lotta contro l'atomica, il potere militare, il riarmo, i signori della guerra. E continuiamo la lotta contro lo smantellamento del welfare, le nuove e vecchie forme di schiavitù, l'olocausto della Palestina, dei migranti, dei lavoratori.
Ho molto pensato in questi anni se fossimo stati sconfitti, o se ci fossimo arresi: in realtà penso che le basi del socialismo internazionalista siano validissime e reali ma difficilmente trovano nuovi referenti, e molto spesso solo autoreferenzialità. Ma dico solo una cosa: non è con un messia che risolveremo il baratro sociale e la perversione umana.
Oggi siamo apparentemente liberi, ma di cosa siamo liberi? La Dichiarazione universale dei diritti umani è stata ridotta a carta straccia, e noi tutti, il popolo, siamo immersi in uno status quo da cui non sappiamo riprenderci.
Spero di avere dato qualche spunto di riflessione, ma facciamo tesoro di qualsiasi esperienza che crea gruppi di persone che giorno per giorno sono protagonisti con la pace di esperienze inclusive e che non guardino alle differenze tra gli esseri umani ma che invece mescolate come colori rendano l'umanità giusta e variopinta insieme alla salvaguardia del mondo vivente in tutte le sue forme.
Non scordiamoci la festa: che le note musicali ci rilassino tutte e tutti, ma non dimentichiamoci che per cambiare il peggio del mondo dobbiamo cambiare il peggio di noi stessi.
Pace e solidarietà, giustizia e libertà. Solo la nonviolenza può salvare l'umanità dalla catastrofe.
Grazie a tutte e tutti.



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