Alfio Pannega era l'uomo che raccoglieva il cartone, che si occupava di ripulire la mattina di buon'ora la citta' dagli scarti.
La citta' lo amava ma non lo capiva, perche' per capirlo occorreva ascoltarlo, e per ascoltarlo occorreva sentirlo, e per sentirlo occorreva rimettere in discussione tutte le gerarchie e le dominazioni e tutti i rapporti di produzione e di proprieta', come voleva Brecht.
Io lo conobbi a Valle Faul dove abitava, quando a Valle Faul vivevano anche alcune famiglie di sinti che poi il Comune brutalmente allontano', dapprima ancor piu' in periferia dietro piazza Lago di Monterosi, e poi di li' ancor piu' lontano, ancora piu' invisibili, dietro il cimitero: e' una storia dolorosa di sopraffazione e razzismo di cui mi ricordo forse soltanto io.
Ma lo scoprii veramente parlandoci a lungo di notte a Pratogiardino, quando la festa dell'Unita' spegneva le luci e restavano solo i compagni della vigilanza e pochi militanti nottambuli.
Era ovvio che fosse comunista: i poveri, gli sfruttati, gli umiliati e offesi, cos'altro dovrebbero essere?
Ma anche i militanti e i dirigenti del partito non lo capivano: gli volevano bene, sentivano che era uno di loro, ma non si fermavano ad ascoltarlo, a ragionarci dei compiti dell'ora del movimento operaio e contadino, della lotta contro la guerra e contro l'imperialismo, il colonialismo, il razzismo, del nocciolo duro del marxismo, della vita e della morte. Io l'ho fatto.
E lo facevano anche alcuni preti; strani preti: don Dante Bernini, i fratelli don Armando e don Bruno Marini, cristiani come dovevano esserlo i primi cristiani, e quindi piu' o meno come noi comunisti. Lo ascoltavano, lo aiutavano, lo rispettavano. Cristiani loro, comunista lui, dalla stessa parte della barricata.
Poi lo ritrovai, e lo frequentai, con l'occupazione dell'ex gazometro e la nascita del centro sociale: e li' comincio' la sua nuova vita; la felicita' di una famiglia estesa e vivace, la gioia di condividere con tanti giovani i giochi e le lotte, le discussioni e le avventure, la scelta collettiva della nonviolenza e le innumerevoli iniziative nonviolente; ottenendo finalmente il riconoscimento e la riconoscenza che non aveva mai avuto realmente fin li'.
Tra il 1993 e il 2010 il centro sociale (dapprima a Valle Faul, poi a Castel d'Asso) fu la sua casa, la sua famiglia, la sua cattedra e il suo distaccamento partigiano.
Comunista libertario, amico della nonviolenza, poeta e di poeti fine dicitore (di Dante, soprattutto e sopra tutti), persona buona e generosa, so che se passassi dinanzi alla sua tomba e gridassi "Alfio, arrivano gli sfruttatori", lui romperebbe la pietra e ne uscirebbe per riprendere la lotta. |