Oltre quaranta anni fa.
Avevo da poco iniziato a frequentare Viterbo per i miei incarichi istituzionali.
Scendevo da via Saffi verso piazza del Comune.
Andavo a prendere il pullman per Ronciglione.
Alla fine di via Sant'Angelo, a destra, sulla piazza era fermo un carretto con sopra dei cartoni e accanto un uomo che fece cenno di avvicinarmi.
Lo feci con qualche titubanza... iniziò a parlare come se mi conoscesse, con accento viterbese, voce calma ed atteggiamenti riflessivi con brevi pause.
Lo seguivo, ma avevo fretta pensando al pullman...
poi scattò qualcosa che mi rese più attento. Ma chi era quest'uomo?
Parlammo del PCI, della Provincia.
Ascoltavo con curiosità e scoprivo una persona con cui la società non era stata generosa che professava la saggezza degli ultimi ma anche l'orgoglio dell'autodidatta.
Il pullman ormai era partito e continuammo a parlare; scoprii che leggeva la cronaca locale sui vecchi quotidiani e che era un lettore onnivoro.
Fu per caso che ci incontrammo, come poi avvenne altre volte, ma non rimpiangerò mai di aver perso quel pullman per conoscere Alfio. |