Ciao Alfio, salutami gli angeli che ora saranno i tuoi nuovi compagni!
Quando ti ho conosciuto lavoravo a Roma, mi stavo separando dalla mia famiglia, stavo lasciando la mia città, era un momento delicato.
A Viterbo mi teneva legata mio cugino Mario, che mi conosceva sin da piccola, mi fidavo felicemente di lui e quando tornavo da Roma era lui la mia base.
Fino a quando un giorno mi portò al CSOA Valle Faul proprio i primi giorni dopo l'occupazione: una fucina di creatività e speranza, c'era un fermento colorato che mi eccitava, era meravigliosa quell'amalgama umano unito insieme con uno scopo. Fino a quando arrivammo da Alfio, a cui Mario, fiero, mi presentò. Stava in un cerchietto di persone, in un angolo raccolto ma esposto, mi sembrava un quadro di Toulouse-Lautrec.
Delicatamente si voltò verso di me con due occhi limpidi come il cielo sereno immersi in una faccia tutto un sorriso e mi disse: "Lo vedi 'sti ragazzi che stanno a fa'? Ma c'hanno raggione!".
Da qui è iniziato un percorso fatto di formazione, incontri, concerti, assemblee, battaglie.
Formazione perché la lotta nonviolenta va appresa, ma tutto va appreso "nel giusto modo", e in questo ci fu chi fu instancabile, ogni persona è cresciuta col Centro.
Io tornavo da Roma felice per seguire una "lezione" mentre Alfio sonnecchiava su una seggiola sotto l'albero, tutti felici di trovarsi "come a scuola" ma... nel modo giusto.
Abbiamo avuto il piacere di conoscere e scambiare con personaggi delle lotte "importanti", con musicisti internazionali e non, il tutto in nome della lotta nonviolenta contro ogni ingiustizia e sopruso.
Per me è stato un tempo bellissimo, anche se ero "saltuaria" mi sentivo a casa e sentivo un posto dove ritornare, dove c'era un nonno che con serena gioia antica mi accoglieva, sempre, e così con molti.
Alfio sapeva dire e fare ciò che serviva, sapeva dare a ognuno la giusta parola, il giusto atteggiamento.
Io mi incantavo a guardare la sua gestualità piena di grazia quando faceva le cose, sfogliava un giornale, raccoglieva il finocchietto, parlava con qualcuno... era un guardare che mi rinfrancava, vedevo amore in movimento...
Condividevamo l'amore per la natura e il piacere nella raccolta e trasformazione delle erbe spontanee, da mangiare poi magari tutti insieme in qualche leccornioso modo... al Centro si amava cucinare, ci si "ingarellava" pure... e Alfio sornione assisteva, aspettando l'occasione di entrare in scena con qualche sua rima o aneddoto, se poi c'era un musicista lo spettacolo era garantito!
Qualcuno dice che l'amore autentico non muore mai, continua a circolare...
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