I giri dell'universo sono davvero imperscrutabili: mi ero trasferita a Bassano in Teverina grazie alla mia relazione con Mario Palmieri, provenendo dalla Lombardia. Avevamo scelto Bassano e il viterbese perché pensavamo che fosse un modo più aperto di relazionarci con la realtà e Mario mi introduceva nelle sue relazioni con Viterbo. Partecipavamo a iniziative e manifestazioni, incontrando anche spesso i giovani del centro sociale. Intanto mia figlia che viveva già allora in Messico, a Tulum, mi dice che ha affidato ad un amico viterbese, che frequenta il centro sociale, alcune cose per me: si erano incontrati a Tulum e lui poi sarebbe tornato a casa, e quindi lei lo aveva incaricato di portarmi alcune cosette. Quindi ci incontrammo al centro sociale, in una iniziativa proprio di presentazione della esperienza zapatista. Così il centro e il Messico cominciano ad intrecciarsi nei miei interessi, e il centro diviene un appuntamento frequente, un luogo dove incontrarsi, scambiare idee e opinioni, creare iniziative, e persino rilassarsi. Alfio era lì, uno del centro, con cui parlare, da ascoltare, con cui scambiarsi storie e esperienze, e se gli riuscivi simpatica ti regalava una sua poesia.
Era più anziano di noi certo, ma quel che lo rendeva di un'altra generazione era il suo approccio: lui non aveva molte scuole, ma nella sua generazione si amava la poesia, che era parte della vita. Lui conosceva a memoria molta parte della Divina Commedia, e la citava pure a proposito, se serviva. E anche lui osava scrivere, riconoscendo il valore della parola per dare un senso alla vita.
Viveva al centro, i giovani si erano fatti carico del fatto che lui non avesse casa, ma credo che la sua presenza abbia offerto a tutti l'opportunità di dare un senso nuovo al centro sociale, con quella accoglienza che era anche occasione di suggerimenti e stimolo. Benché fosse un personaggio oramai riconosciuto in tutta Viterbo, in realtà credo che la città fosse ben felice di lasciare al centro il problema, di fatto non ricevette mai la casa che i giovani avevano chiesto per lui, perché i tempi burocratici si rivelarono più stringenti di qualunque necessità reale, così Alfio morì al centro, accudito e amato fino all'ultimo dai suoi compagni, e da essi onorato e ricordato.
Anche per noi rimase un punto fermo, da quella visita alla Rassegna Stelle Cadenti in cui lui aveva voluto partecipare alla serata dedicata alla Palestina, e poi in una fiera del Libro riuscimmo a presentare le sue poesie ed una serie di pannelli di una mostra a lui dedicata, perché gli intrecci crescono e ci fanno crescere insieme. |