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Angelo Filippi: una lettera ad Alfio

Caro Alfio,
ti scrivo perché il tempo corre, ma la tua traccia qui a Viterbo non sbiadisce. Sta per finire il 2025, il centenario della tua nascita, e sento il bisogno di dirti quanto la tua assenza pesi ancora, come un vuoto che nessuna parola può davvero colmare.
Ti immagino ancora lì, nel container o nei pressi di Valle Faul, con quel tuo passo lento e lo sguardo che sembrava aver visto tutto del mondo, eppure restava capace di stupore.
Volevo dirti grazie. Grazie per avermi insegnato che la dignità non si compra e non si vende, e che si può essere "signori" anche raccogliendo il ferro vecchio o vivendo in una grotta a Porta Faul.
Sai, il Centro Sociale è stato la tua casa, ma tu sei stato il cuore pulsante di quel posto.
Hai saputo trasformare uno spazio occupato in una scuola di vita per tanti giovani che in te vedevano un nonno, un compagno, un esempio di coerenza.
Mi mancano le tue ottave improvvisate e quei versi della Divina Commedia che recitavi con una voce che sembrava venire dalle viscere della terra.
Ci manca la tua politica dei fatti, quella che non cercava poltrone ma la salvezza degli ultimi.
Ci hai mostrato che l’antifascismo non è una ricorrenza sul calendario, ma un modo di stare al mondo: non voltarsi mai dall'altra parte quando qualcuno soffre, che sia un immigrato, un precario o un animale abbandonato.
Oggi che tutto si butta via, la tua arte del recupero ci appare come una profezia.
Non recuperavi solo oggetti, Alfio; recuperavi l'umanità che la società dello scarto dimentica per strada.
Hai vissuto nella verità, dividendo il pane con chi non aveva nulla, mettendo da parte i tuoi pochi soldi per i figli degli amici, dimostrando che la vera ricchezza è solo quella che si dona.
Spero che, dovunque tu sia, la tua voce stia ancora cantando la libertà e la giustizia.
Noi qui cerchiamo di non dimenticare i tuoi insegnamenti.
Mi manchi, poeta degli ultimi, ma la tua luce continua a illuminare i passi di chi crede ancora in un mondo senza padroni e senza confini.
Con affetto infinito e immutata stima,

Il tuo compagno di strada



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