Ho conosciuto veramente Alfio, non il "personaggio pittoresco" ma l'essere umano autentico, quando avevo quattordici anni.
Due giorni prima della festa di Santa Rosa ebbi un incidente col motorino e finii all'Ospedale Grande: non camminavo, avevo un ginocchio malridotto e li' nella corsia di ortopedia conobbi Alfio, che si trovava li' degente anche lui.
Ricordo che ero disperato perche' per le feste di Santa Rosa a Viterbo c'erano le giostre e io non ci potevo andare, e dovevo invece stare li' in ospedale con la gamba immobilizzata; Alfio mi diceva: "Non ti preoccupare, che passa tutto", anche lui aveva avuto un incidente e camminava con l'aiuto di una stampella.
Giocando a "sette e mezzo" con altri degenti mi capito' di vincere diverse volte, e per festeggiare proposi ad Alfio di andare a fare colazione al bar del duomo. Cosi' la mattina successiva Alfio trovo' una carrozzina, mi ci sistemai e partimmo, lui zoppo che mi spingeva e io in carrozzina: uscimmo dall'ospedale e andammo al bar del duomo a fare colazione, e poi facemmo un giro nei dintorni per passare un po' di tempo fuori dall'ospedale. Quando tornammo ci fecero "una fierata" perche' non volevano che andassimo in giro mentre eravamo degenti in ospedale.
Restai in ospedale per due mesi, ed Alfio anche; lo conobbi in quella circostanza e ne scoprii la grande generosita', la disponibilita' ad aiutare gli altri, la capacita' di empatia e di condivisione.
Durante l'esperienza del "centro sociale occupato autogestito Valle Faul" la presenza di Alfio fu costante e fondamentale: fu un punto di riferimento per tutte le persone che vi presero parte, insegno' a tutti cosa fossero la dignita', la responsabilita' e la solidarieta', dimostro' con l'esempio il dovere di prendersi cura degli altri e della natura, l'impegno nonviolento contro tutte le ingiustizie, il rispetto per ogni essere umano, la scelta di mettere tutto in comune e il consapevole impegno politico comunista e libertario affinche' fra tutti gli esseri umani cessasse ogni oppressione, ogni sfruttamento, ogni predominio, ogni violenza. Ed insieme a tutto questo il grande amore per la poesia, la memoria della storia della Viterbo popolare e resistente, l'antifascismo vissuto come scelta esistenziale, morale e politica giorno per giorno per tutta la vita.
Tra gli innumerevoli ricordi mi viene adesso in mente di quando un anno d'estate per un paio di settimane tutti gli occupanti del centro sociale partirono per viaggiare in occasione del periodo delle ferie (chi per andare a fare i mercatini nelle cittadine dell'Italia centrale, chi per riprendere l'attivita' di artista di strada, chi per partecipare ad iniziative culturali, sociali e militanti in varie parti d'Italia e d'Europa); in quelle settimane restai solo al centro con Alfio e i suoi cani; e tra me e lui la nostra amicizia si fece ancora piu' profonda e piu' intensa nel preparare i pasti e consumarli insieme, nel prenderci cura da soli delle tante cose da fare nel centro - dalla cura delle piante e degli animali, al tenere in ordine ed efficienti le poche risorse di cui il centro disponeva, nell'accogliere gli ospiti di passaggio.
Una sera che ero andato a gettare l'immondizia, nel punto di raccolta trovai tra i rifiuti una piccola televisione gettata via non so da chi; la presi, la riparammo alla bell'e meglio, la attaccammo ai cavi, e sotto gli archi del centro la accendemmo: funzionava ma si vedeva un solo canale che trasmetteva un film su Girolimoni, e ce lo vedemmo io e Alfio da soli; "un film magnifico", disse Alfio.
Nel corso della pluridecennale esperienza del centro sociale capitarono anche tanti episodi buffi: una volta diedi una ripulita dalle erbe selvatiche che continuamente ricrescevano, e distrattamente vicino alla fontanella tagliai anche le piante cui Alfio teneva molto, le piante di calle e di papiro: c'era un nido di vespe, e quindi iniziai a tagliare da li' credendo di fare la cosa giusta; all'ora di pranzo, quando Alfio se ne accorse, ando' su tutte le furie credendo che le avessi tagliate apposta per fargli uno scherzo (durante la vita del centro sociale si scherzava molto, ci si voleva tutte e tutti un bene dell'anima, ci si aiutava sempre), e ce ne volle per fargli passare l'arrabbiatura.
Per me Alfio e' stato un amico e un maestro, un compagno di lotte lotte nonviolente e di esperienze di vita indimenticabili; ne porto nel cuore la memoria, e resta per me una luce e uno sprone a lottare ancora contro tutte le ingiustizie e le violenze, per la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani, in difesa dell'intero mondo vivente, per il bene comune dell'umanita'.
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