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Sergio Giovagnoli ricorda Alfio Pannega

Io, non essendo viterbese, non ho avuto molta frequentazione di Alfio, ma me lo ricordo bene in quelle lunghe serate alla Feste de L'Unità a Prato giardino, quando si tratteneva, anche dopo la fine di tutte le attività, con i compagni che facevano le pulizie e la vigilanza notturna. Alfio era una di quelle figure che nobilitavano il popolo comunista, alla stessa stregua di tanti intellettuali, professionisti, dirigenti e lavoratori che affollavano le sezioni e le battaglie politiche del partito. Figure come Alfio, che oggi scompaiono dalla vita viva del ceto politico e vengono derubricate nella categoria dei soggetti "svantaggiati" presi in carico, se va bene, dai servizi sociali, allora, nella vita del movimento operaio erano ancora soggetti degni di attenzione, relazione ed ascolto.
La storia umana, culturale e politica di Alfio è una testimonianza incarnata di una sfida ai paradossi della modernità, al mondo dominato dalle merci e dalla mercificazione delle relazioni umane, dal possesso materiale e dal consumo. La sua vena poetica, le sue frequentazioni con la poesia alta mi ricorda il mondo delle osterie che frequentavo, appresso a mio padre, da bambino dove scoprivo con meraviglia la convivenza tra l'analfabetismo di tanti contadini ed operai, la sapienza materiale e le competenze versificatorie dei poeti a braccio, oltre alla conoscenza dei canti dell'Inferno o dell'Orlando furioso. Un mondo magico, scomparso nel giro di pochi anni insieme ai canti popolari di contadini e braccianti e al sapere materiale di quel mondo di fatiche.
Con Alfio mi rimane il ricordo di una serata alla Festa de L'Unità in cui era previsto una spettacolo di Roberto Benigni. Una serata preceduta da un temporale, con meno persone di quelle previste. Ad un certo punto Benigni cominciò ad affabulare chiedendo al pubblico di lanciare parole a caso con cui lui poi costruiva rime e canzoni, ma dal pubblico vi furono reazioni molto timide. Finalmente ad un certo punto si fece avanti Alfio che salì sul palco ed iniziò un simpatico duetto con Benigni e la serata prese un altro verso.
Mi fa piacere ricordarlo così, dalla sua delicata discrezione alla luce della ribalta sul palco, insieme ad un artista famoso. Un momento, seppure breve, di umile, ma luminosa celebrità.
Grazie



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