Quando andavo al liceo Alfio era una specie di mito e così, anni dopo, nel giorno dell'occupazione del centro sociale, avevo una certa apprensione, temevo che quest'uomo solitario non avrebbe gradito la nostra "invasione" del suo spazio domestico. La sorpresa fu grande quando ci venne incontro e, ascoltate le nostre ragioni, esclamò "era ora!".
Da quel momento fu sempre con noi. Lo ricordo in mille occasioni: quando fronteggiò un gruppo di teppistelli di destra roteando il suo bastone da passeggio, quando ballava claudicante sotto il palco durante i concerti punk, quando prorompeva in improperi surreali ed espressionisti.
Mi legava ad Alfio la passione per le piante e infatti mi portava con piacere a vedere il suo orto, mi mostrava i fiori di tiglio o i capperi che raccoglieva abitualmente, stavamo spesso a parlare di piante. In particolare gli chiedevo di raccontarmi di quando, da giovane, andava per macchie e prati a raccogliere frutti selvatici, asparagi o legna di ginepro, per guadagnarsi da vivere.
Una giornata mitica fu il 2 settembre del '94 (mi pare), data in cui si svolge a Viterbo un corteo storico, con banda e sbandieratori in onore di Santa Rosa. Organizzammo un "contro-corteo" e portammo in giro Alfio su un carretto in cui fu saldato un sedile di automobile, con al seguito noi riuniti in corteo con tanto di striscione "non vogliamo nulla e lo vogliamo subito"!
Dopo la pubblicazione del suo libro, che fece tornare Alfio alla ribalta, il Comune di Viterbo volle conferirgli una targa come poeta della città e per l'occasione fu organizzata una giornata nel palazzo comunale. La sala regia era piena di studenti, che Alfio intrattenne con un lungo discorso sull'importanza della cultura e che rivolsero ad Alfio molte domande sulla sua vita. Fu un vero successo, ma ci fu il colpo di scena: al momento di aprire la scatola contenente la targa, Alfio disse che non sapeva dove appenderla, la targa, visto che il Comune non aveva mantenuto la promessa di donargli una casetta prefabbricata da montare presso la nuova sede del centro sociale... restituì quindi la scatola ancora chiusa, si alzò e se ne andò, scortato da Luciano, colui che più di tutti lo accudì amorevolmente negli ultimi anni della sua vita. Fu una grande manifestazione di dignità e fu un ultimo atto di impegno politico, la sua personale battaglia contro l'emergenza abitativa. |