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Riccardo Paccosi: Domande e risposte
per ricordare Alfio Pannega

Come ho conosciuto il centro sociale: occupandolo nel luglio del 1993 insieme ad altri amici.
Quali caratteristiche, attività o iniziative del centro sociale ho apprezzato di più: le iniziative artistico-culturali.
Quali esperienze ho condiviso particolarmente: tutta la costruzione dell'autogestione nel primo anno di vita del centro.
Come ho conosciuto Alfio: il giorno dell'occupazione, in cui venne a salutarci e conoscerci, per quindi subito unirsi a noi.
Quali caratteristiche di Alfio mi hanno colpito di più: l'onestà intellettuale, la completa assenza di risentimento verso la vita e verso il prossimo.
Cosa mi ha colpito di più del rapporto di Alfio con il centro sociale: l'adesione spontanea e immediata al progetto di autogestione, senza che la differenza di età pesasse minimamente.
Cosa mi ha colpito di più del rapporto di Alfio con la città di Viterbo: l'esserne stato la memoria poetica.
Cosa mi ha colpito di più del rapporto di Alfio con le persone che incontrava: la sincerità, l'assenza di calcolo o malevolenza.
Cosa mi ha colpito di più del rapporto di Alfio con gli animali, con le piante e con la natura: la sensibilità empatica che diveniva immediatamente espressione poetica.
Cosa mi ha colpito di più del rapporto di Alfio con la storia dell'umanità, con la cultura, la letteratura, la poesia, la musica: la verifica della possibilità che la cultura e l'amore per la cultura possano essere retaggio acquisito dall'ambiente, dalla vita, anche in assenza di formazione scolastica.
Cosa mi ha colpito di più della sua condizione esistenziale, della sua riflessione morale, della sua capacità di comprensione e generosità, del suo impegno culturale, sociale e politico; dell'intrecciarsi in lui della gioia di vivere, la denuncia delle ingiustizie, l'impegno di solidarieta', la lotta nonviolenta per i diritti di tutte e tutti, l'opposizione alla guerra e a tutte le uccisioni, la difesa del mondo vivente; e cosa credo di aver capito o imparato da Alfio, cosa ha lasciato in me averlo conosciuto: l'onestà intellettuale intrecciata alla completa assenza di risentimento verso il mondo e verso l'umanità. Anche l'impegno politico, in Alfio esprimeva più istanza di comunione che di contrapposizione. Egli manifestava una percezione della vita ove c'è solo l'affermazione e quindi, in definitiva, dove c'è solo l'amore.
Quali sue conversazioni e quali sue azioni ricordo particolarmente: tutte le espressioni artistiche e culturali denotanti antica sapienza: dalla memorizzazione di Canti della Divina Commedia, alla capacità d'improvvisare rime poetiche.
Cosa lascia in dono Alfio a Viterbo e all'umanità: la testimonianza del fatto che nella connessione tra esistenza e poesia risiede la speranza di salvezza per l'uomo.



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