Conosco Alfio da tutta la vita, anzi è lui che conosceva me perché i miei nonni abitavano a Porta Faul e quando io sono nato lui già era lì e mi ha visto crescere, perché mio nonno aveva una fornace dove cuoceva la calce ed Alfio con altri operai, Gino Petri detto Girementorno e Jimmy lo zingaro, formavano un'allegra combriccola che spesso si fermava a chiacchierare a casa del nonno; ovviamente non ho ricordi precisi ma soltanto il fatto che quelle persone a me sembravano speciali!
Purtroppo non ho nessun ricordo della mamma di Alfio, perché quando lei morì nel 1974 io avevo 5 anni.
Il tempo passava ed io crescevo, e successivamente qualche ricordo è rimasto impresso nella mia mente, come quando ogni volta che andavamo con i miei genitori a trovare la nonna, rimasta vedova, passavo interi pomeriggi sul ciglio di strada Bagni, che allora era sterrata, con le tasche piene di sassi a tirare fiondate ai topi che scorrazzavano sulle sponde dell’Urcionio e spesso passava Alfio con il carretto così carico di cartone che neanche lui si vedeva ed andava a depositarlo al centro di raccolta della carta straccia e dei pellami di Delle Monache che si trovava a 150 metri dalla nostra casa, lui si fermava ed aveva sempre qualche parola gentile e qualche volta l’ho aiutato a spingere il carretto.
Poi intorno al 1982, avevo 13 anni, ci trasferimmo con tutta la famiglia a vivere a Porta Faul e così diventai il vicino di casa di Alfio ed i nostri incontri si intensificarono così da stringere una solida amicizia, anche perché dopo aver scaricato il cartone, al ritorno doveva passare per forza davanti casa mia e a volte suonava, lasciava il carretto vuoto fuori il cancello e si fermava a fare un bicchiere e a parlare con mia madre di piante e fiori nel giardino, oppure ero io che andavo a trovarlo a casa sua.
Poi nel 1993 decidemmo di occupare un luogo per fare un Centro sociale autogestito, e con Giovanni Mascherucci, che anche lui era venuto ad abitare vicino casa nostra, decidemmo che il posto giusto era l’ex gasometro a fianco della casa di Alfio e da lì in poi l'ho visto rifiorire in mezzo a tutti noi ragazzi.
Avrei tanti episodi da raccontare riguardanti Alfio durante i 30 anni di autogestione, ma voglio raccontare quelli che più di tutti possono mettere in luce la sua vera passione, come quando una volta insieme all’amico Mario Onofri si parlava della reincarnazione e allora Mario chiese ad Alfio “Alfie', ma se tu ti dovessi reincarnare in una seconda vita cos’è la cosa che più desidereresti?” Io in mente avevo già la sua risposta più probabile, una casetta in campagna con un bell’orto da coltivare e tanti animali, ma lui, seduto con le mani appoggiate sul bastone, rimase in silenzio per una decina di secondi, come tutte le volte che doveva dire una cosa importante, poi alzò lo sguardo verso di noi e disse “Io vorrebbe scrive tanti libri!”. Ci spiazzò!
Una volta invece, non ricordo bene l’anno, fu ricoverato a Villa Immacolata per circa tre mesi, e quando andavamo a trovarlo con la mia compagna Lella io gli lasciavo dei soldi in modo che potesse andare al bar dell’istituto a prendersi qualcosa da bere; ed un giorno, quando tornammo per un’altra visita, lo trovai con un libro su Leonardo Da Vinci e gli chiesi dove lo avesse preso e lui mi rispose “Da mo’ che sto libro l’evo adocchiato giù al negozietto del bar, allora co' li sordi che me davi invece da spènneli tutti l’ho messi via e me lo so comprato!”.
Nel cambio di sede del centro sociale da Valle Faul a Castel d'Asso, mentre Alfio si trovava in ospedale, la sua casa adiacente a Porta Faul fu abitata per un breve periodo da un'altra famiglia, che perse i suoi libri. Quando lo raccontammo ad Alfio si arrabbiò, però commentò la vicenda così: “Se voi abita' a casa mia quanno io non ce so, stacce pure; voi magna', magna; voi dormi', dormi; ma non me tocca' li libri porca de la miseriaccia zozza!". Ci diede l’ennesima lezione! Chiunque avrebbe difeso l’inviolabilità della propria casa, mentre lui, da uomo vissuto ai margini, non dimenticando gli anni della prima parte della sua vita passati senza fissa dimora dice “quando io non ci sono abita pure a casa mia, ma abbi rispetto dei miei libri”.
Con questi aneddoti ho voluto sottolineare la curiosità che aveva Alfio, la sua generosità, la sua gentilezza, la sua umiltà, la sua sete di conoscenza che lo ha accompagnato per tutta la vita, forse per quel desiderio di studiare, così mi raccontò, negatogli quando era ragazzo a Bagnoregio.
Alfio è stato un grande maestro, anche se, come si sa, la vita ai margini ti inaridisce, ti abbrutisce, ti piega; ma con lui non ce l’ha fatta, gli ha piegato il corpo, quello sì, ma non la mente, non l’animo, non il cuore: perché, come diceva Totò, “Signori si nasce”! |