Mi è stato chiesto perché io attribuisca tanta importanza alle iniziative in corso in ricordo del mio vecchio amico e compagno di lotte Alfio Pannega che ci ha lasciato quindici anni fa e di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita.
E' una domanda legittima, visto che non attribuisco nessuna importanza agli anniversari, non partecipo mai né a feste né a simposi, le celebrazioni mi imbarazzano, e quando sento commemorare qualcuno che ho conosciuto quei discorsi di solito mi rattristano ancor più.
Non solo: penso che chi è morto resta morto, tutto per lui è finito. Non condivido la fiducia (la fede, la speranza, l'eroica o narcotica illusione, ciascuno la chiami pure come vuole) che l'esistenza di un individuo possa continuare dopo la morte - se non nel ricordo altrui, certamente, ma lui non lo saprà mai, poiché ha cessato di esistere.
E allora perché?
Perché per me ricordare Alfio Pannega significa una cosa precisa: proseguire la lotta che fu anche la sua contro le guerre, le stragi, le uccisioni. Contro tutte le guerre, tutte le stragi, tutte le uccisioni.
Ecco quindi che ogni iniziativa per il centenario della nascita di Alfio Pannega ha per me un significato e un valore nitidi ed inequivocabili: convocano ad opporsi a tutte le guerre, a tutti i massacri, a tutte le uccisioni, e quindi ad opporsi a tutti gli strumenti con cui le guerre si fanno: le armi e le organizzazioni armate: tutte le armi servono sempre e soltanto ad uccidere.
Il mio amico e compagno di lotte Alfio Pannega questa eredità, questo legato lascia: che noi si continui ad opporci alla guerra; che noi si lotti per il disarmo e la smilitarizzazione di tutti i conflitti, i territori, le società, le culture; che noi si contrasti la violenza nell'unico modo concreto e coerente in cui contrastare la violenza è possibile: con la scelta nitida e intransigente della nonviolenza.
Chi in questi giorni, in questi mesi, sta ricordando Alfio a partire dalla propria personale relazione con lui, ne sta altresì prolungando - e per questo gli attesto tutta la mia gratitudine - l'estremo appello e il grido inesausto: sia pace fra tutti gli esseri umani e fra l'umanità e l'intero mondo vivente; cessate di uccidere, salvate tutte le vite; ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà; ogni vittima ha il volto di Abele; chi salva una vita, salva il mondo. |