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Giacomo Solvesti ricorda Alfio Pannega

A quei tempi nella valle vivevano anche alcune famiglie zingare. Non ricordo se ho conosciuto prima loro o Alfio, ma con tutti strinsi amicizia.
Poi i proconsoli locali del regime della corruzione, che naturalmente era anche razzista, quelle famiglie le allontanò. Alfio restò.
A quei tempi con Alfio ci vedevamo raramente, ma quando accadeva ragionavamo a lungo: parlavamo soprattutto dei compiti del movimento operaio, delle lotte più urgenti, della situazione internazionale, del Vietnam e del Cile, ma anche della struttura di classe della società viterbese, della penetrazione dei poteri criminali e del sistema di potere andreottiano, e di quello che allora si cominciava a chiamare il modello di sviluppo.
Anni passarono.
Alfio era sempre lì, in fondo alla valle, nelle sue due stanzette a ridosso di Porta Faul, con i suoi cani e i rifiuti della città da cui ricavava nuovo valore e nuova vita. Un segreto re taumaturgo. Che dopo aver camminato per l'intera città trainando il suo carretto stracolmo di cartoni e di altri scarti del lavoro altrui e giungeva infine alla sua dimora si trovava solo, in una solitudine infinita.
Nel 1993 lo raggiunsero i ragazzi che occuparono l'ex-gazometro. Per Alfio fu rinascere. Una seconda vita.
Con loro visse, con loro giocò e gioì, con loro condusse lotte necessarie; li educò con l'esempio alla nonviolenza e al comunismo libertario, alla difesa della vita di tutti gli esseri viventi e dell'intero mondo vivente.
Poi il centro sociale - ed Alfio con esso -si trasferì a Castel d'Asso, in aperta campagna, e qui visse gli ultimi anni.
Quell'ultima gioia: il libro.
Quell'ultima campagna nonviolenta: per il diritto di tutte le persone ad avere una casa.
La mattina del 30 aprile 2010 non si svegliò più.
Sono passati quindici anni, sembra di parlare di un'epoca remota.
E' bello che in occasione del centenario della nascita tante persone lo ricordino con affetto e amicizia sinceri.
E mentre l'orrore della guerra divampa in tante parti del mondo divorando innumerevoli esseri umani innocenti, il ricordo di Alfio ci convoca ancora alla lotta contro tutte le guerre e contro tutte le uccisioni, per la pace che salva le vite, in difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani.



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