Presentazione
Antonello Ricci
C’era una volta un Angelo tranviere con la tessera del PCI in tasca. Divenne eroe per aver saputo dire no a rischio della vita: no umile, altissimo. C’erano poi organetti e musiche popolari, fonti orali e cantate a braccio, che risalivano da uno scantinato, sciamavano per strade e piazze: quello storico Circolo militante nel quartiere e quel suo bollettino ciclostilato che cento e cento storie, di popolo-e-quartiere, raccolse e tramandò. E una radio militante rivoluzionaria (altro che “libera”!): un’Onda Rossa e la sua testarda-creativa guerriglia delle frequenze contro il moloch vaticano. Civiltà preromane e inattesa attualità di una toponomastica “antimperialista”. Artigiani con la P davanti: videostorie di resilienza ai tempi dell'assedio gentrificante. La poeticissima dolente dolcezza di un Urlo beat su cui batteva il cuore di San Lorenzo. Il Michelangelo dei morti (piemontese sceso a Roma a cercare maggior fortuna) e il suo villino ai confini con il Verano degno di un horror di Pupi Avati. Un ex pastificio occupato e una scuola-non-scuola di artisti visivi che seppe guardare al mondo. Cultura e lotte femministe dall'epicentro di un consultorio autogestito. Due fotografi e una galleria di ritratti in posa: rendere onore ai generosi donatori di memorie. Militanza politica di base, infine, e coraggiosi muri antifascisti.
Libro esile e prezioso, questo Donatori di memorie a San Lorenzo (Roma). Allestito per le amorevoli cure di Rosella De Salvia, volto ad arricchire-rafforzare un discorso iniziato ormai da anni: discorso-mosaico composto da una manciata di libri già pubblicati, da documentari, mostre, concerti, incontri pubblici. Particolarmente importanti questi ultimi, perché storie e memoria si danno ancora e sempre appuntamento intorno a un fuoco. Come a una veglia contadina. Perché è la vicinanza solidale dei corpi e delle voci, dei gesti e delle parole condivise a prendere in custodia il senso storico-antropologico e il valore umano di vite e di ricordi. Perché si fa presto a dire quartiere: in tempi di movide e consumismi, esiste ancora quel San Lorenzo? Voglio dire il quartiere originariamente sorto, era il tardo Ottocento, per le famiglie dei ferrovieri del confinante scalo? Che cosa sopravvive oggi di quell'antica identità di classe, di quella comunità che attraverso il biennio nero seppe alimentare la resistenza (ardito-)popolare fino alla Liberazione? Ma anche: che cosa sopravvive oggi del quartiere studentesco degli anni ’70-’80 e delle sue lotte? Che cosa, di tutto questo brusio di voci, di questo conglomerato-paesaggio di case e gente sa parlare al nostro mutato e impietoso presente remoto, in tempi di turbocapitalismo e mondializzazione feroce, per alimentarne magari una scintilla di nuova consapevolezza umana, sociale, politica? Eccolo, dunque, il valore più immediato, il racimolo del fuoco di cui Donatori di memorie a San Lorenzo può farsi carico: quello di un frugale e appassionante libro-pilota, libro-interporto, libro-inventario per mille altri splendidi-possibili-libri, libro promessa. Ce n'è dunque di che dire: grazie. |