Presentazione
Erica Paris (Consigliera comunale delegata alle Politiche Culturali)
La storia raccontata in questo volume non coincide con una singola amministrazione né con una sola istituzione; essa è, piuttosto, la storia di un percorso collettivo, costruito nel tempo attraverso scelte condivise, partecipazione, cittadinanza attiva. Un percorso che ha avuto come filo conduttore la cultura, intesa non come un qualcosa di astratto, ma come un bene comune da costruire e custodire insieme.
Viene spontaneo porsi una domanda semplice, ma tutt’altro che banale: che cosa resta di una comunità se perde la memoria dei luoghi che l’hanno fatta crescere? I luoghi della cultura non sono solo contenitori; essi sono spazi che tengono insieme storie, relazioni, esperienze. Quando questa memoria si indebolisce, si indebolisce anche il senso di appartenenza e di collettività.
Spesso siamo abituati a pensare alla storia come un susseguirsi di guerre, grandi eventi, date e decisioni prese dall’alto, ma la storia che incide davvero nella vita delle comunità è fatta soprattutto di persone: di relazioni, di scelte quotidiane, di pratiche collettive che nascono dal basso. Francesco De Gregori lo ricorda con parole semplici e potentissime: “la storia siamo noi”. La vicenda della biblioteca di Oriolo Romano lo dimostra con chiarezza: il cambiamento non è mai astratto, ma prende forma nei luoghi, nei volti, nei gesti concreti di chi sceglie di partecipare e di prendersi cura del bene comune.
La nostra biblioteca, infatti, non è stata soltanto uno spazio dedicato ai libri; è stata un luogo vissuto, attraversato e discusso. Qui si sono incontrate generazioni diverse, si sono intrecciate esperienze politiche, associative e sociali, si sono sperimentate forme di gestione partecipata che hanno reso la cultura accessibile e vicina alle persone, rendendola un vero presidio di democrazia culturale, costruito nel tempo grazie al contributo di molte e molti.
Questo lavoro nasce dalla volontà dell’Amministrazione comunale di ricostruire e restituire alla cittadinanza la storia della biblioteca, mettendo insieme documenti, voci, ricordi e testimonianze, creando un percorso che affianca la dimensione archivistica a quella umana, gli atti ufficiali alla memoria vissuta, perché siamo convinti che le comunità non si raccontano solo attraverso le delibere, ma anche attraverso le passioni, le scelte, i conflitti e i sogni di chi le ha attraversate.
Raccontare la storia della biblioteca significa, quindi, raccontare una stagione di impegno civile e culturale che ha visto amministratori, operatori, associazioni, volontari e cittadini riconoscere nella cultura qualcosa da difendere e far crescere insieme. Dietro a questa vicenda si nasconde una visione politica nel senso più concreto del termine, che racchiude in sé il prendersi cura degli spazi, renderli accessibili e farli vivere, perché possano essere strumenti di crescita individuale e collettiva.
È qui che emerge il senso profondo di ciò che la biblioteca ha rappresentato, e siamo certi continuerà a rappresentare, per Oriolo Romano. Raccontare questa storia oggi significa ribadire il valore della partecipazione, del coinvolgimento diretto della cittadinanza, delle forme di democrazia che nascono nei territori e si nutrono di relazioni quotidiane. Questo volume non è soltanto un esercizio di memoria, ma un atto di responsabilità verso il presente e il futuro: i luoghi della cultura vivono se sono abitati, curati, attraversati e continuano a vivere solo se una comunità intera sceglie di riconoscersi in essi.
Desidero, infine, ringraziare tutte e tutti coloro che hanno contribuito a questo lavoro: chi ha messo a disposizione documenti e ricordi, chi ha raccontato, chi ha custodito, chi ha creduto nella biblioteca come spazio di libertà, di conoscenza e di relazione.
Raccontare e difendere questa storia non è un gesto malinconico. È un modo per ricordarci che le scelte più durature sono quelle che nascono insieme, dal basso, e che la cittadinanza attiva resta la risorsa più preziosa di ogni comunità. |