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L'ENTOMOLOGIA
DEL PESCATORE A MOSCA
Alfred Ronalds
traduzione di Osvaldo Velo e Francesco Cattellani


Prefazione alla decima edizione

Alfred Ronalds morì in Australia nel 1860, dove aveva trascorso gli ultimi diciotto anni della sua vita.
Nella preparazione della decima edizione del libro da parte di un suo zio, all'attuale editore venne naturale il desiderio di aggiungere un capitolo sulla pesca a mosca secca così come viene praticata ai giorni nostri. Successive considerazioni lo portarono tuttavia a ritenere che il principale merito dell'opera, in sessantaquattro anni di apprezzamento e presenza negli scaffali degli appassionati di pesca a mosca, che si deliziano nella lettura di libri riguardanti il loro sport preferito, sarebbe continuato se l'opera fosse rimasta sostanzialmente invariata.
Il libro di Ronalds non è affatto superato così come la sua notevole serie di calcografie. Non ci sono stati cambiamenti nelle Blue Dun o nei Palmer, né modifiche per quanto riguarda la vita dei vari insetti e dei loro cicli vitali, che egli ha così mirabilmente descritto, in grado di modificare il comportamento di trote o temoli.
Tuttavia, sono state apportate alcune piccole modifiche rispetto alla prima edizione ed alle seguenti. In particolare, un elenco più accurato dei nomi degli insetti descritti ed alcuni piccoli cambiamenti nelle sequenze di montaggio, la maggior parte delle quali sottoposte a Ronalds in Australia e da egli stesso approvate.
Con il passare del tempo si sono verificati alcuni miglioramenti per quanto riguarda le canne, gli ami, le mosche galleggianti, ma si ritiene che ad oggi alcuni dei migliori costruttori di mosche artificiali abbiano appreso e debbano il loro successo a Ronalds.
Il valore del libro si basa sul suo essere il lavoro di un abile pescatore, dotato di eccellente spirito di osservazione, che ha messo per iscritto ciò che sapeva ed ha fornito ai suoi lettori solamente i risultati di una attenta osservazione della natura e della sua lunga esperienza personale.

C'è solo una cosa sulla quale il presente editore desidera esporre il proprio punto di vista. Non v'è dubbio alcuno che l'elevato livello di accuratezza scientifica al quale è giunta la mosca secca negli ultimi anni abbia tentato di mettere in ombra il vecchio stile di pesca "a sommersa" e che ha lasciato intendere che la scienza è patrimonio di colui il quale pesca a secca.
Se ne accorgerà presto chi cerca di avere qualche bel risultato in una di quelle limpide e rapide correnti del Derbyshire.
Non si può pescare con la mosca secca in qualsiasi tipo di acqua o fiume e il pescatore a mosca completo è colui che è in grado di utilizzare sia la secca sia la sommersa.
Ma, qualcuno potrebbe dire, perché preoccuparsi della taglia esatta o del colore della mosca se poi viene presentata al pesce come un ammasso di seta e peli e piume appiccicate, fatte lavorare e recuperate di traverso la corrente se non addirittura contro di essa?
Non si può negare che, presentata in questo modo, la mosca venga comunque accettata, pure con quale logica.
Come si può spiegare, allora?
La risposta sta in un'accurata analisi del modo in cui si comportano le tante mosche imitate dal pescatore. Le caddis o le pupe vivono sul fondo o attaccate sulla parte inferiore di una radice o della vegetazione acquatica; poi, al momento di schiudere, l'insetto alato, avvolto nella pellicola trasparente che lo protegge mentre sale in superficie, si stacca dal punto in cui è fissato e si slancia nel suo viaggio verso l'alto. Questo è il momento critico in cui la trota o il temolo in attività è pronto a ghermirlo e probabilmente prende più mosche in questo modo che non quando sono sulla superficie ed anche con un certa dose di selettività.
Se prendiamo in considerazione un corpo oblungo, che galleggia per via del rigonfiamento parziale di questa sorta di rivestimento e che viene sparato verso l'alto attraverso la corrente e pensiamo a come si può comportare in acqua, il tutto diventa molto più semplice.
Un simile atteggiamento giustifica i principi del lancio e della scelta della mosca descritti in questa opera e che vengono sottoposti al giudizio del pubblico dei pescatori a mosca.
Le tavole sono state colorate nuovamente basandosi su una copia ben conservata dell'edizione del 1836 data dall'Autore a suo fratello Sir Francis Ronalds, F.R.S. come riconoscimento per il suo aiuto nella parte scientifica del testo, con l'aggiunta di alcune annotazioni a pie' di pagina.

Motivi di spazio impediscono di includere prefazioni ad edizioni precedenti e successive alla prima ma le parole conclusive della prefazione della nona edizione, e che si devono a Piscator, non possono essere omesse:
"Riprendendo le parole del sig. Bainbridge, al quale la pesca a mosca deve molto, «è significativo che sebbene molte persone abbiano abbandonato altri sport a favore della pesca a mosca, non risulta da nessuna parte che un pescatore a mosca abbia deciso di abbandonare la pesca a mosca per dedicarsi ad un qualsiasi altro sport rurale»."

J. C. CARTER

Temple, gennaio 1901