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LE RELAZIONI CHE CURANO
Rita Meardi


Postfazione
Francesco Mancuso

Ho conosciuto Rita grazie al gruppo di scrittori dell’associazione ‘Spazio Tempo per la solidarietà’ circolo di Roma affiliato alla LUA (Libera, Università di Anghiari).
È successo durante il Covid.
Abbiamo lavorato online con una ventina di soci dell’Associazione su progetti di scrittura autobiografica confluiti in libri editi da Equinozi, la casa editrice di cui si avvaleva l’Università, superando la lontananza e coinvolgendo soci sparsi qua e là sul territorio.
Pomeriggi straordinari per raccontarci del nostro primo incontro con il Sommo Poeta, Dante Alighieri, per divertirci con storie legate al nostro viaggio più ardito e per illuminarci sul luogo dell’anima più coinvolgente che abbiamo incontrato.
A volte ci è poi capitato di sfiorarci di persona alla Vaccheria Nardi, una biblioteca di Roma Est, tre casali in un parco in mezzo al traffico di Roma Est in cui sembra di essere improvvisamente fuori dal mondo e dal tempo. Lì abbiamo condiviso il frutto del nostro lavoro, giornate dense di spunti di riflessione, di visioni magiche della Vita, anche di dialoghi forti quando le idee prendevano strade diverse, che è la ricchezza del parlare insieme, di offrirsi alla curiosità dell’altro, del diverso da noi.

È stato quindi un onore per me scrivere una postfazione per questa sua opera che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima, su carta.

Una storia dolce, delicata, una scrittura che sembra uscita da una terra profumata, poi, qua e là, soffioni che spazzano via tutto. Per associazione d’idee, mi sono venuti in mente i soffioni di gas che fanno ricca la solfatara del bosco di Manziana – sei lì che cammini tranquillo e, improvvisamente, poof, poof, poof, e una bolla di zolfo spunta tra i tuoi piedi. Ecco, in quest’opera avviene così. Arrivano improvvisi venti che si scontrano tra loro, una tramontana con un ostro, insomma, una scrittura ricca di sentimenti, dove per leggere devi mettere in movimento i tuoi.

Un altro aspetto che mi ha colpito da subito è che tutto il testo ruota attorno a una parola che in questo vecchio Occidente in declino sembra essere sparita: Morte. L’unica cosa certa della vita viene espunta dal quotidiano fervore di desideri di ricchezza e potere che viaggiano nella nostra sete di apparire, un corto circuito devastante.
Io, da tempo, ho aperto con Lei un colloquio, provo a irretirla, a depistarla, so che arriverà, intanto, cerco di ammaliarla.
Rita non la pronuncia mai in questo scritto.
Usa perifrasi, addolcimenti stranianti, ma senti che la respira in ogni cosa che fa per donare a quelle vecchie signore un sorriso, magari, piccolo, ma sempre un sorriso.
Queste pagine filano via come un patchwork vivo, vibrante.
Devo dire che ho vissuto questa opportunità come un dono.
Sto infatti vivendo con fatica questo tempo oscuro contrassegnato da genocidi, guerre, sangue. Prima c’erano Marte e Venere, la Guerra e la Bellezza a contendersi il reame, oggi c’è solo Marte, solo muscoli, prepotenza del forte sul debole. La notte, prima di addormentarmi, le immagini, le poche immagini che rubo alla televisione, tormentano i miei pensieri.
C’è bisogno di cose belle, di chi sa trasformare il dolore in bellezza, di allontanare i fantasmi che ci avvolgono, i mostri che ci azzannano…
Di questo proposito si nutre l’epistolario avvenuto tra due geni del secolo scorso, Einstein e Freud.
Einstein riceve, dalla nascente Società delle Nazioni, l’incarico di stilare un documento sul tema della violenza. Così scrive al suo amico Freud e gli chiede come sia possibile debellarla.
Freud risponde che non lo sa, ma che qualsiasi azione finalizzata a produrre civilizzazione è un tassello che può limitare la violenza, considerando che quest’ultima ha però il vantaggio di avere una velocità di propagazione superiore a quella della pace.
Bene!
L’opera di Rita Meardi sarà un tassello di civilizzazione contro la violenza, a favore di fratellanza e sorellanza, comunanza e solidarietà, promozione di attività di civilizzazione.
L’indifferenza è la vera nemica della possibilità di un mondo migliore, questo il messaggio più forte del suo scritto.