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GALLESE. UN CENTRO MEDIEVALE DELL'ALTO LAZIO
Giorgio Felini


Presentazione
Margherita Eichberg
Architetto

Luisa Caporossi
Storico dell’arte
Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio
per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale

 

Esce postumo il testo di Giorgio Felini su Gallese, suo paese di nascita e primo tema di studio personale.
Esce all’esito di una ricerca pluridecennale, che ha reso lo studioso locale, a lungo docente di scuola superiore nella vicina Civita Castellana, punto di riferimento per ogni ricerca sulla zona. Fu il tema della sua tesi di laurea, discussa alla metà degli anni Ottanta, a conferma dell’approfondimento nel tempo condotto e della sedimentazione delle sue riflessioni.
Dalla conformazione geologica alle memorie artistiche, il testo fotografa e analizza il territorio comunale del piccolo centro, fornendo uno strumento che ad oggi mancava agli studiosi, ad amministratori e a cittadini, e ai visitatori della Tuscia interna prossima alla Teverina.
Chiese, musei, palazzi gentilizi, conventi, ma anche ruderi e grotte: tutto Felini conosceva dallo spoglio documentario. E proprio alle fonti documentarie è dedicato il primo capitolo del libro, una sorta di guida alla ricerca, documento della serietà dell’autore e del suo lavoro.
Nonostante storico dell’arte di formazione, il suo interesse e la sua capacità di analisi lo hanno condotto ad affrontare nel testo temi di analisi territoriale pluridisciplinari. Come descritto nel secondo capitolo, lo scritto parte dalla geologia, dalla presenza del Tevere “calamita” ecologica,che nel territorio di Gallese e nei comuni confinanti si avviluppa in anse ed è stato la culla dell’insediamento umano favorendo traffici fluviali e il tracciamento della via Flaminia, collegamento con Roma. Esplora poi le committenze edilizie, infrastrutturali, artistiche; legge il territorio come risorsa economica; ritrova e descrive le tracce della civiltà falisca, con le cavità rupestri trasformate a più riprese fino ai nostri giorni, mettendo in relazione le testimonianze analoghe di un territorio vasto e variegato. Lo studioso fa un richiamo alla mitica Fescennium, e cita l’origine del nome Gallese trattata da più autori, riportandone il collegamento con la Grecia. E se cita Pallottino per le origini antiche, ricorre a Piccinato per la lettura dell’abitato, sorto su un pianoro rupestre come i molti del viterbese, esaminandone la forma circolare,e riconoscendone gli assi viari principali più antichi, rettilinei, nel nucleo centrale dirimpetto alla Cattedrale.
L’attenzione si sposta dall’abitato alle strade extraurbane, dal VII-VI secolo a.C. incise nella roccia, primo segno dei traffici sistematizzaticon il fine di rendere più agevole e veloce il percorso sostituendo le precedenti tortuose mulattiere.Del periodo romano riporta i ponti, che conservano insieme alle arcate i tratti selciati del percorso che sostenevano: segni della vita che riprese a scorrere nel fondovalle, lasciando decadere l’abitato in quota.
Alla tarda antichità e all’alto medioevo Felini dedica, da studioso del primo cristianesimo, un ampio approfondimento specifico: dal passaggio travagliato dei longobardi alla difesa bizantina. Con Nepi e Narni, Gallese fu castrum bizantino della Tiberina, facendo sistema con i castra Sancti Petriquali Blera, Sutri, Nepi,Bomarzo.
Nell’abitato Felini approfondisce la storia della cattedrale, dimostrandosi esperto di logica costruttiva benché non architetto né archeologo medievista esperto di elevati; individua le case torri nel paese dalla “planimetria militare”,e nei dintorni dell’abitato, sulla scorta dei documenti altomedievali, riconosce le tracce degli insediamenti rupestri a carattere religioso. Attorno al paese erano anche i borghi, e sulle alture una rete di “castelli”. Di alcuni di essi restano le torri, di altri solo qualche lacerto murario, talvolta semisommerso dalla vegetazione. Sono tracce di vita che segnano indelebilmente il paesaggio di quelle zone, sorpresa per i camminatori e testimonianze storiche di valore inestimabile per le vicende che documentano.
Al nostro ufficio quei ruderi, dei quali non resta la bellezza né – nella gran parte dei casi - l’elevato di pareti un tempo svettanti, servono a fare tutela multisettoriale:a conservare le testimonianze della storia e a dare ruolo di paesaggio da vincolare ad un territorio il cui valore estetico è indiscusso ma da solo non basterebbe se non recasse le tracce delle vicende umane. Documentano la presenza umana nel territorio, la storia di una terra vicina al potere vescovile, ceduto e ripristinato fino al passaggio definitivo a Civita Castellana nel settimo decennio del Cinquecento, le tante chiese e cappelle private presenti qua e là, spesso donate dai laici al vescovo, che segnano a loro volta un paesaggio a tratti fermo nel tempo.
Grande spazio, nel testo, è dedicato all’edilizia civile, pubblica e privata, del paese: non solo alle case torri ma anche ai palazzetti: con ballatoio, con profferli o a ponte. La dinamica dellacrescita urbana, il mutamento di forma dell’abitato, la virata dell’asse urbanistico del paese, con l’ingresso al castello poi Hardouin segnato dalla cortina di palazzetti, e l’individuazione dello stesso castello–palazzo ducale come “struttura urbanisticamente trainante”, inquadrano lo studio di Felini nella serie di ricerche che il prof. Enrico Guidoni, docente di Storia dell’urbanistica alla facoltà di architettura La Sapienza, ha favorito con la creazione del Museo della città di Vetralla, vero e proprio polo culturale nella Tuscia.
La Soprintendenza, nelle persone dei funzionari tecnici, si è avvalsa a più riprese del contributo di Felini per approfondire temi di tutela con la conoscenza, passaggio ineludibile per un’istruttoria approfondita e metodologicamente corretta, spesso assente o insufficiente nella carte delle “pratiche”.Alla dottoressa Caporossi, storica dell’arte della soprintendenza, Felini suggerì la pubblicazione di un volume sul Pastura, esito di un percorso conoscitivo incessante e capillare sul territorio altolaziale che aveva avviato, contribuendo con l’eccezionale scoperta dei documenti attestanti la paternità di due dipinti di Nepi. Un progetto che è stato possibile condurre in maniera esaustiva con il coinvolgimento di molto studiosi e al quale ha creduto la fondazione Italia Fenice finanziando nel 2024 un volume rilegato di grande pregio estetico oltre che scientifico. E in questo volume, dove si possono leggere gli ultimi contributi dello stesso Felini sia sul Pastura che su Italo Faldi, si può apprezzare quanto il suo metodo di ricerca rigoroso fondato su un costante ricerca d’archivio lo avesse sempre accompagnato e guidato sin dalla sua tesi di laurea. E così non ci si stupisce, ad esempio, di trovare nella sua tesi di laurea un capitolo dedicato alle ‘maioliche galessine’ che nel tracciarne la presenza sul territorio proprio sulla scorta dei documenti fornisce fondamentali notizie sulla chiesa di San Famiano e sulla sede comunale.
Ma la nostra gratitudine non si limita all’apprezzamento degli studi che ha condotto e del supporto che ci ha fornito con informazioni e consigli tecnici. Il nostro ufficio può vantare infatti la donazione delle carte che lo storico ci ha lasciato, per espressa volontà della famiglia. Sono custodite ad Oriolo Romano, in una delle sedi periferiche della soprintendenza, dislocata nell’ala settentrionale di Palazzo Altieri. Ne faremo un uso proficuo e generoso, come avrebbe voluto il professore. Si tratta di materiale eterogeneo, libri, lettere, appunti e foto che ci trasmettono tutta la vitalità e la ricchezza delle sue ricerche che neanche la malattia aveva mai rallentato. Ci sentiamo la grande responsabilità di dover provvedere al loro riordino per consentirne la consultazione, conservandone tuttavia l’anima di materiali di ricerca condensati intorno ai tanti temi che gli stavano a cuore
In questa linea di condivisione della conoscenza che ne contraddistingueva la figura, esprimiamo pertanto un sentito ringraziamento ai curatori della monografia di Felini su Gallese Alfredo Giacomini e Simona Pirolli, e ringraziamo con loro l’editore Ghaleb, che può arricchire con questo numero la collana dei Quaderni fondata da Enrico Guidoni.