L'incendiarsi del cielo al tramonto
Il territorio di Foro Cassio tra il XVII e il XIX secolo
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SCHEDA LIBRO

L’INCENDIARSI DEL CIELO AL TRAMONTO
Il territorio di Foro Cassio tra il  XVII e il  XIX secolo

Davide Ghaleb Editore, 2008

 

  • La regione Lazio e gran parte del Centro-Italia avrebbero potuto avere una diversa storia economica e sociale. Per esempio, la Tuscia viterbese avrebbe potuto raggiungere gli stessi livelli di sviluppo della Toscana. E questo non è accaduto, pur essendo le potenzialità economiche dei loro territori molto simili.
  • Ad impedirlo un vero e proprio collasso economico verificatosi all’inizio del XIX secolo, proprio durante l’arrivo delle truppe napoleoniche che trasformarono lo Stato Pontificio in un Dipartimento dell’Impero francese (1807-1809).

 

  • È quanto emerge dall’ultima pubblicazione di Daniele CamilliL’incendiarsi del cielo al tramonto. Il territorio di Foro Cassio tra il XVII e il XIX secolo (Davide Ghaleb Editore, 2008, in libreria dalla fine di marzo) – che, partendo da una situazione particolare, quella appunto delle terre di Foro Cassio (comune di Vetralla-VT) appartenenti fino all’800 al Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), propone uno scenario che punta ad aprire un dibattito sui fattori storici, economici e sociali che hanno accompagnato e determinato lo sviluppo della regione Lazio e del Centro-Italia.

La tesi sostenuta da Camilli evidenzia infatti i seguenti punti

  • A Foro Cassio, così come sulle altre terre dello SMOM, tra l’inizio del XVII e i primi anni del XIX secolo, si era sviluppata un’economia agricola caratterizzata dalla concessione in affitto delle terre ai lavoratori del luogo.

 

  • Però i lavoratori che ottenevano in affitto i terreni erano anche proprietari delle terre confinanti.
  • Questo ha comportato che, con il passare degli anni, le terre dello SMOM diventassero una vera e propria servitù prediale dei territori confinanti, sviluppando una sorta di “economia di rapina” ai danni dello SMOM il quale, ciononostante, puntava soltanto alla rendita senza intervenire sulle dinamiche economiche che nel frattempo andavano emergendo.

 

  • Questa “economia di rapina” ha tuttavia generato degli effetti positivi per il territorio; a) perché ha visto nascere una classe di produttori capaci di commercializzare i loro prodotti sul mercato interno; b) di dar vita ad un’economia concorrenziale; c) di sviluppare un sistema economico basato anche sulla cooperazione tra i diversi proprietari confinanti tutti interessati allo sfruttamento delle terre del SMOM. E le fonti d’archivio consultate confermano queste ipotesi.
  • Si era dunque creato un sistema economico capace di camminare con le proprie gambe e di distruggere col tempo un’economia agricola basata sulla rendita e non sulla concorrenza e il mercato; un mercato che aveva un marcato accento cooperativistico.

 

  • Questo percorso virtuoso (che avrebbe potuto determinare uno sviluppo economico completamente diverso) viene interrotto bruscamente nel 1807, quando lo SMOM vende tutti i terreni di Foro Cassio ad un unico proprietario: 1) perché lo SMOM, come testimoniano i documenti raccolti, doveva fronteggiare i debiti accumulati nel corso degli anni; 2) perché la Rivoluzione francese era alle porte e non si poteva rischiare un esproprio (bisogna anche ricordare che lo SMOM aveva perso l’isola di Malta proprio pochi anni prima, sempre per mano di Napoleone). La cosa più semplice da fare era dunque vendere ad un solo acquirente piuttosto che negoziare la vendita con i proprietari confinanti.
  • Detto ciò, la vendita ha avuto come conseguenza: a) l’imporsi della grande proprietà terriera laddove per più di due secoli si era sviluppata, in forme concorrenziali e cooperativistiche, la piccola e media proprietà. Un’economia di tipo feudale si impianta di nuovo sul territorio riportando indietro le lancette della storia; b) la fine del mercato concorrenziale che nel frattempo si era venuto a sviluppare; c) non da ultimo, i proprietari delle terre confinanti, che per due secoli avevano lavorato le terre dello SMOM, diventano ora dei salariati al servizio del nuovo proprietario che non avrebbe di certo tollerato più quell’“economia di rapina” che si era imposta sul territorio.

 

  • Insomma, da un sistema economico capace di camminare con le proprie gambe e in grado di fare il salto definitivo verso una moderna economia agricola, si piomba invece in una gestione di tipo feudale.
  • L’atto di vendita delle terre di Foro Cassio (1807) evidenzia infine che la stessa dinamica si è verificata anche sulle altre terre dello SMOM; una dinamica tale da cambiare, quindi, il corso della storia economica e sociale di un territorio che andava ben oltre quello di Foro Cassio e che abbracciava una parte considerevole del Centro-Italia.

 

    • Lo studio di Camilli si basa su tutta una documentazione d’archivio (nella maggior parte inedita) raccolta in anni di ricerche presso archivi e biblioteche. Non da ultimo l’archivio dello SMOM di Roma.

 

    • I documenti raccolti hanno permesso di ricostruire in dettaglio i rapporti di produzione che hanno caratterizzato ogni singolo territorio di  Foro Cassio e le testimonianze di viaggiatori, scrittori e geografi che li hanno descritti mettendone in evidenza anche la sua importanza storica ed archeologica.

 

Il Titolo

L’incendiarsi del cielo al tramonto è l'evento che segna la fine del giorno e l'inizio della notte e, in senso metaforico, rappresenta la fine di una possibilità di sviluppo diverso per il territorio di Foro Cassio, e più in generale del Centro-Italia, e gli inizi di una realtà economica fondata sulla grande proprietà di tipo latifondistico quando questa era invece destinata a scomparire.

 

Nota biografica sull’autore

Daniele Camilli è nato a Tre Croci (Vetralla, VT) nel 1975. Laureato in Scienze Politiche, vive a Roma.
Per la Davide Ghaleb Editore ha già pubblicato, assieme ad Elisabetta Perugi, il libro Santa Maria di Foro Cassio (2001), e curato la pubblicazione L’Ultimo Casaccio (Domenico Birelli, 2005).