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IL LAGO DI VICO TRA STORIA E MITO
Alberto Saìu


Presentazione
Tommaso Valeri

Il Lago di Vico e il suo territorio sono noti per le bellezze naturalistiche e per la natura incontaminata, tuttavia rimangono meno famosi molti dei tratti storici e archeologici che invece lo caratterizzano in maniera pressoché unica. Sotto questo punto di vista l’autore del volume riesce abilmente a mettere in rilievo alcuni tratti di queste storie del Lago di Vico che troppo spesso rimangono in disparte o addirittura dimenticate. 
I vari capitoli affrontano gli argomenti in maniera distinta, a partire dall’imponente villa “dei Tatocci”, abbandonata a sé stessa, che dal pianoro di Poggio Cavaliere dominava tutta la vallata del lago, probabile collegamento tra la Selva Cimina e la colonia romana di Sutri. Non meno importante è l’avvincente vicenda del Rio Vicano che come descrive l’autore viene trasformato dapprima in epoca romana e poi nel periodo farnesiano, determinando l’abbassamento del livello delle acque del lago e definendo il collegamento dell’antica isola di Monte Venere con il resto del territorio circostante. Non solo, lo sfruttamento delle acque del lago nel periodo farnesiano ha dato vita a una delle zone industriali più produttive del periodo rinascimentale italiano. 
Il collegamento fisico e storico tra la Ronciglione farnesiana e il lago avviene attraverso l’affascinante zona delle Grotte Catena, in antico detta Vallata del Mégaro: in effetti è grazie all’imbrigliamento del corso d’acqua del rio Vicano che è stato possibile avviare le attività di una serie di opifici che hanno determinato la ricchezza e il successivo sviluppo economico e politico di Ronciglione all’interno dello Stato Pontificio.