HOME COLLANE EVENTI PRODUZIONI MUSEO
LIBRI ON-LINE FILMATI NOVITÀ CONTATTI

BANCA DEL RACCONTO 2009, seconda edizione

Corchiano lunedì 14 dicembre

La Banca del Racconto: identità locali e patrimoni narrativi
Raccogliere storie di “campanile” e restituirle... con gli interessi!

Parte da Corchiano l'edizione 2009 della Banca del Racconto. L'appuntamento è per le 18.00 di lunedì 14 dicembre, presso il Centro Anziani “Talete Carosi”.

Alfonso Prota e Antonello Ricci presenteranno “Sentieri nella valle: i corchianesi raccontano le acque del Rio Fratta”.

La Banca del Racconto è un'iniziativa dell'associazione culturale Percorsi, realizzata con il contributo dell'assessorato alla cultura, turismo e sport della Provincia di Viterbo e della Regione Lazio.

Un ringraziamento particolare alla Amministrazione Comunale di Corchiano che ha reso possibile la presente tappa. Grazie al suo patrocinio e al suo concreto sostegno economico inoltre, nel 2010 le storie del Rio Fratta si trasformeranno in un libro!

Il Tour 2009 della Banca del Racconto proseguirà facendo tappa a Viterbo (18 dicembre). Tutte le iniziative sono gratuite.

NOVECENTO CORCHIANESE
Racconti, ricordi, vite sulle sponde del Rio Fratta: la Vòriga, le Mole, la Centrale

S. Le Mole... addietro comincia, dalla cascata, venendo giù, che poi c’era la Vòriga... se chiamava la Vòriga, no? Comunque ’sta Vòriga è il lago de Vico de Corchiano... Tutti a fa il bagno lì...
A. Era tre metri alta...
S. Ce se passava mezza giornata...
A. Io so’ annato un pajjo de vòrte, poi non sapevo notà, m’affogavo, non ce so ’nnato più...
S. adesso non t’affoghi più, perché d’acqua ce n’è di meno...
A. Te dirò... tempo che ha fatto caldo tanto, anni addietro, ha fatto un’estate molto calda, non me ricordo il tempo, co’ tutto che c’era l’inquinamento, avevano adottato quel pezzettino che era pulito... annavano a fa’ il bagno lì, con tutto che è inquinato, l’inquinamento è quello che è... quindici anni fa, non lo so... faceva caldo tanto tanto tanto...
S. Eravamo regazzini... chi andava alla Vòriga va bene, ma chi andava al fosso... se te volevi fa’ la doccia, dovevi annà al fosso... perché prima il bagno in casa non c’era...

S. Ma prima ancora... me ricordo come un sogno... Nanni che annava giù col somaro, col sacco del grano, veniva su col sacco della farina... parlamo de cinquantacinque anni fa, così... io so’ del Quarantasette... nei primi anni Cinquanta...

E. Finché c’era la Rocca... sotto la Rocca c’erano l’olive... macinavano l’olio... io so’ un po’ più grande, so’ del Trentotto... la mia razza è corchianese, io so’ nato a Roma, ho vissuto a Roma, però i miei stanno tutti qui... allora venivo su in tempo de guerra, era pe’ necessità, dopo era vacanza, allora ’ste cose qui, ’sti bagni... per esempio, all’epoca sotto al centro storico c’era l’abbutto no?, tutti s’affacciavano dalla finestra... non c’era manco l’acqua dentro casa, dovevi annà al fossarello a prende’ l’acqua e portarla su, utilizzalla e poi buttalla... nel dopoguerra, fino al Cinquanta, fino a che non hanno messo l’acqua dentro le case, hanno messo i bagni... c’era la fontana, il lavatoio...

A. In un secondo tempo (quand’è?, anni Sessanta?), hanno messo l’acqua...

E. Anche la pesca che raccontano loro, quando là sotto c’erano gli orti, c’erano tante canne, s’andavano a fa’ le canne, allora se manteneva pulito... poi praticamente nel fosso c’erano le nasse, e ce campavano pure famijje, c’era uno zio mio che pescava co’ queste nasse, un po’ lo mangiavano, un po’... o lo scambiavano co’ altri generi o lo vendevano... co’ le nasse de salcio... però era un’altra acqua, era un’altra zona... lì sotto, nonostante c’erano gli abbutti... la gente annava giù e buttava il secchio de sotto, chi le buttava dalle finestre, chi andava in un posto preciso, come dicono loro... filtrava e i pomodori venìvono... in più era pulito, perché ce se annava a fa’ ’sti lavori, ce se annava a fa’ le canne, de conseguenza era pulito, perché ogni anno se tajjàvano le canne, che poi lì, se vai a prenderla, forse trovi il padrone, ma se dici de curalla non c’è più padrone... se tu dici: “Di chi è questo?”, non lo sa nessuno, ma se dici: “Io la vorrei comprà”, ecco il padrone.

S. Le Caprarecce, se po’ di’, era zona abitata, c’erano tutte stalle... mucche, asini, laggiù c’era di tutto. Le grotte venivano utilizzate... fino a quando...
A. Penso fino a una trentina de anni fa...
E. Stalle e cantine scavate e costruite davanti...
A. C’era una persona, ciavéva ottantotto anni, Gilberto, lui andava da Corchiano alla Madonna delle Grazie... sempre passava di lì... ha passato sempre lì, fino che ce l’ha fatta...

S. Quando c’era la Centrale, c’era Emanuele che stava sempre giù a rimette’ a posto, che je mancava la luce... questa è stata chiusa, penso, verso il Sessanta... anche più in là... comunque io me ricordo che ero ragazzetto, noi la corrente non ce l’avevamo a casa, se andava col lume a petrolio, invece più sotto c’era zi’ Lello, Noemi, ciavévano tutti la corrente, la centoventicinque, che je veniva fornita da quella Centrale, passavano du’ fili, che sopra ’sti du’ fili (penso te lo ricordi pure te), pe’ ballà pijjavamo du’ fili, uno de qua e uno de là... e il giradischi annava...

La “Banca del Racconto” e le comunità protagoniste:
per una valorizzazione attiva dei patrimoni narrativi della Tuscia
Il progetto “Banca del Racconto” lavora sulle identità del nostro territorio e dei suoi paesaggi a partire dai suoi patrimoni narrativi. L’obiettivo è restituire alle comunità interessate i patrimoni narrativi raccolti con l’interesse di un buon tasso di sociabilità dei saperi.
L’idea è semplice: attraverso una prima fase di dialogo con agenzie e soggetti di mediazione culturale attivi sul territorio (musei e biblioteche, scuole e centri per anziani, appassionati, studiosi e scrittori di cose e storie locali ecc.), gli operatori della Banca del Racconto identificano uno o più “focolari” narrativi di rilievo rispetto all’identità comunitaria.
Nella seconda fase gli operatori raccolgono racconti con l’ausilio di adeguata tecnologia video-audio.
In una terza fase i racconti raccolti vengono trasformati. In questa direzione operatori e narratori locali contrattano e definiscono le forme di una restituzione narrativa alle comunità: potrà trattarsi di un video, di un libro, di conferenze o lezioni-spettacolo, di spettacolo tout court, di una mostra, di passeggiate-racconto o di vere e proprie visite guidate.
La peculiarità del progetto è che i narratori partecipano da protagonisti, sotto la regia degli operatori-tutor, anche alle fasi di progettazione e di concreta realizzazione della restituzione alle comunità.