PREMESSA
di
carlo lotti

Reggio di Calabria, luglio 2018

La pittura «sotto vetro» di Primula è una delle grandi novità che l’artista di Vetralla ha portato nella sua Tuscia viterbese, ma sicuramente anche nell’intera Regione. Non è raro sentire quotidianamente parole profondamente emotive di una memoria, o di un commento, o di richiamo su alcune opere divenute notissime e proverbiali. Quando la pittura è grande pittura, le opere diventano e definiscono i momenti della vita di una popolazione; penso al quadro I Tombaroli o alle opere con i campi di grano sterminati della terra di Maremma, che Primula amava intensamente. Ma, soprattutto, amava un motivo tra i più significativi della sua Vetralla, cioè il momento della raccolta delle olive; motivo che le ha ispirato veri e propri capolavori, risarciti dall’eccezionale fortuna che hanno avuto ed hanno, presso la gente etrusca ed anche altrove. Infatti la pittura di Primula ha saputo trasformare la realtà quotidiana in favola, l’essere delle cose tradotto in geni umani... questa è la verità che prende, sotto forma di pittura, la sembianza popolare dando, l’artista, corpo alle idee. È con l’animare percepito che si avvolge di corpo lo spirito, convertendo così in immagini riconoscibili i motivi ispiratori che hanno eccitato la concezione dell’artista del mondo.
Campomaggiore Prima Rosa, in arte Primula, nacque a Vetralla il 12 febbraio 1951. Lì trascorse il periodo dell’adolescenza. A scuola manifestò sin dal primo momento una naturale predisposizione per il disegno. All’età di 23 anni sposò il pittore Carlo Lotti, cioè me. Era l’ottobre del 1974.
In quel periodo ero impegnatissimo in un lavoro di ricerca e di studio all’interno del movimento artistico culturale «La Diagonale Rossa», da me istituito. La filosofia del gruppo, illuministica e liberale, diverrà una forza di decostruzione per tutto quello che stancamente l’arte riproponeva in forme sterili ed accademiche: il già visto. “Con l’esempio e la serietà del proprio lavoro, Lotti genera spazi di creatività e di libertà ovunque” (Elio Mercuri). In questo gruppo della Diagonale Rossa, famosissimo negli anni 70 e che ispirò molti altri gruppi di arte di punta, Primula si impose, da subito, come tra gli artisti più innovativi ed avulsi da incrostazioni accademiche. La nostra pittrice apprese la tecnica del sotto vetro, già nota in Italia ma poco praticata, visitando una mostra di pittori jugoslavi a Lignano Sabbiadoro nel settembre 1975. In una nota galleria si teneva una esposizione di opere, tutte dipinte con la tecnica del sotto vetro. Primula restò incantata dalla bellezza dei colori di quei quadri; quella bellezza subito divenne in tutto la fonte primigenia della sua pittura.
I quadri che dipinse in questo periodo sono tra i più luminosi e belli della sua ricchissima produzione.
Primula restò con me a Ronciglione, altro comune del viterbese, fino al termine del 1974, poi ci trasferimmo ad Ostia Lido, dove lei ebbe un lavoro da segretaria in una scuola media, mentre io lavoravo a Roma al progetto della Cassa per il Mezzogiorno n. 207 Ex Strada Transcollinare Aprutina, chiamato come urbanista dal senatore Rino Formica. Nel frattempo mi dedicavo intensamente ad arricchire mia moglie di conoscenza dell’arte e uso armonico dei colori. Lei era già appassionatissima di luce e colori. Nell’agosto del 1977 andammo in via S. Angela Merici 40 a Roma, per incontrare Cesare Zavattini. Stabilire l’incontro con il grande cineasta del neorealismo italiano non fu semplice, ma alla fine portò il risultato da noi sperato. Andammo da Zavattini il giorno di Ferragosto alle ore undici. Partimmo da Ostia Lido con la nostra Renault 4 color avion, in quella giornata caldissima del 1977, per l’incontro che doveva definire uno dei momenti più significativi e belli della nostra vita.
Zavattini ci accolse con semplicità familiare e incoraggiò Primula, dandole preziosi insegnamenti, e la invitò ad esporre i suoi quadri nella sua galleria di Luzzara, un autentico tempio della pittura naïf. Lei omaggiò lo scrittore della Padania con un suo piccolo quadro, contenuto rigorosamente nelle dimensioni 18 x 24 cm. Zavattini apprezzò molto il gesto e anche i colori del quadretto e subito esclamò: – Ha i colori di un Van Gogh.
Infatti c’era rappresentata una scena di campi di grano trapuntati di tanti papaveri, dove un grande spaventapasseri multicolore troneggiava sotto un cielo illuminato da un sole luminosissimo. Dobbiamo dire che la casa dell’autore del libro La notte che diedi uno schiaffo a Mussolini, era una vera pinacoteca, dove un numero infinito di quadri di piccolo formato (18 x 24 cm appunto) riempiva completamente tutte le pareti; in questa collezione c’erano tutti i nomi più prestigiosi della pittura italiana coevi del collezionista padano.
Dall’incontro di via Merici iniziò un processo di eventi che ebbe per risultato quello di aprire a Primula buone e solide relazioni con molti pittori naïf italiani, come la Crisafulli di Messina, la Salardi di Luzzara, Caramagno di Catania, Incerti di Luzzara, Mora di Mantova.
Con alcuni di questi pittori si formò un gruppo chiamato GIMN (Gruppo Itinerante Murales Naïfs). Contemporaneamente, per il settembre 1978 fu stabilito di effettuare una mostra al Caffè Zavattini dove furono esposte per l’intero mese opere che comprendevano i primi dipinti dell’artista. Tutte le opere esprimevano motivi legati al contesto paesaggistico della Tuscia, con scene di vita operosa campestre e di quotidianità domestica. Questa mostra fece aumentare l’importanza della pittura di Primula all’interno del movimento artistico culturale che avevo fondato. Il risultato fu che in una importante mostra che si tenne a Tarquinia nel 1979 furono esposte proprio quattro sue opere. Il valore internazionale di quell’evento, che si svolse nell’ex chiesa di San Pancrazio, fu subito chiaro per la presenza, sia fisica che di opere, di Sebastian Matta. La mostra ebbe una grande risonanza, testimoniata da un film e da un prezioso catalogo e fu l’occasione in cui fu consacrato il talento di Primula, come sintetizzò lo stesso Matta «I colori di Primula esprimono una luce interiore che riflette sicuramente la tua coscienza». Dopo Tarquinia, la pittrice si avviò con decisione in quel periodo 1980-1988 che la rese celebre in tutta Italia. La freschezza e una vitalità particolari erano i frutti di queste esperienze di altissimo livello. La pittrice orientò la sua nuova ricerca verso motivi eruditi e religiosi, confluenti sempre in sollecitazioni di forme e colori per un periodo creativo ricco di capolavori celebri, come l’Ultima Cena conservata al Duomo di S. Andrea di Vetralla, come i Raccoglitori di olive, opera di grandi dimensioni che sarebbe più esatto chiamare le raccoglitrici di olive, dal fatto evidentissimo che solamente le donne sono raffigurate in atto, mentre gli uomini, all’ombra degli ulivi, sostano immobili. È qui che emerge anche la concezione del mondo di Primula, una sottile polemica della condizione femminile nei confronti del mondo maschile, spesso tendente allo sfruttamento della donna.
Ancora nel 1979, un anno magico, esordì nel lavoro artistico dei murales.
A Fabbrica di Roma, sempre nel viterbese, fu invitata con tutto il gruppo GIMN ad effettuare le pitture sui muri delle case della cittadina falisca. Fu un successo e da Fabbrica di Roma il gruppo iniziò un ampio periodo di attività artistica specifica in molte parti d’Italia, dal profondo sud al nord, oltre il fiume Po, linea limite del mondo naïf. Queste iniziative, ben organizzate da esperti giornalisti e critici d’arte e con il supporto di importanti passaggi televisivi Rai-TV, aiutarono i pittori del gruppo a farsi conoscere da un pubblico sempre più vasto ed esigente.
L’impegno di Primula con i pittori itineranti, come detto, iniziò nel 1979 ed ebbe termine nell’estate del 1988. Nel frattempo la vita privata di Primula subì un radicale cambiamento perché nel 1984, nel mese di giugno, ci separammo. Primula aveva dato alla luce, Francesca, nata nel maggio 1976 e Leonardo, nato nel dicembre 1980. Negli anni tra il 1981 e di 1988 l’artista viaggiò molto portando sempre con sé i due piccoli figli; furono anni in cui dipinse in continuazione, instancabilmente, sempre attenta a curare le proprie opere, che avevano come scopo primario l’impatto visivo procurato dall’amore per la sua terra, per la sua gente: sempre.
Nel 1986 si trasferì nella sua nuova casa con giardino alla Botte, una piccola frazione a pochi chilometri da Vetralla. Alla Botte Primula allestì uno studio in giardino, dipingendo fino alla fine della sua giovane vita, avvenuta il primo del mese di novembre in un ospedale di Parigi, dove era stata portata nell’ultimo tentativo di salvarle la vita. Aveva compiuto 37 anni e aveva dipinto per dodici anni. Restano le sue opere, stracolme di gioia di vivere e di luce, dall’impatto visivo coinvolgente per bellezza e poesia.
Oggi, a trenta anni dalla scomparsa, il suo ricordo resta vivo nella memoria di molte persone ed è unanimemente riconosciuta come la Pittrice della Primavera. La sua casa e i suoi quadri sono gestiti benissimo dai suoi figli Francesca e Leonardo, che con amore profondo allestiscono mostre e sviluppano attività culturali che arricchiscono Vetralla e il territorio della Tuscia, come è giusto fare per rendere sempre vivo l’esempio della loro madre Primula, una delle più ammirate pittrici italiane.

 

INDICE

Ricordare mamma, Francesca Lotti
È come iniziare un viaggio, Leonardo Lotti
Premessa, Carlo Lotti
Primula raccontata da Gabriella, Gabriella Sica

I parte – TESTIMONIANZE, NARRAZIONI, INTERVISTE
Gabriele
Massimo
Marilena
Elena
Lucia
Costanza, Lia e Piera
Alberto
Adriana
Franco
Salvo
Carmen
Rose
Giordana
Adele
Nadia
Simonetta
Tiziana
Domenico Rainesi
II Parte - Primula e le sue fughe dell’immaginazione
L’esordio a Luzzara - 1978
All’inizio c’era il vetro - 1979
Primula e Diagonale Rossa - 1979
Primula e Sebastian Matta
I muri dipinti della Sicilia - 1980
«Forza Mantova» - 1981
Primula a Gabicce Mare - 1982
La primavera è osée, copritela! - 1983
I «Figli di Ligabue» cercano un muro - 1984
A Monza naïfs in formula 1 - 1984
Il lavoro - 1984
Gli allegri pittori dell’estate - 1984/1985
I «figli di Libague» in TV - 1984/1985
Palazzo Gentili - 1985/1986
Una maxi opera per la solidarietà - 1986
Esplosione di successo per il gruppo dei pittori naïfs - 1986
Pietrelcina - 1987
A La Spezia collegamento RAI con «L’Arcobaleno»
L’ultima cena - 1988
Primula ricoverata a Parigi - 1988
Una farfalla nel giardino dei naïfs - 1989

III parte - LE OPERE
Il naïf surreale di Primula Campomaggiore, Alfonso Talotta
Lo stile naïf e Primula, Simone Lupattelli

Ringraziamenti