Il Lago di Vico è celebre per il suo paesaggio incontaminato, ma custodisce anche un patrimonio storico e archeologico poco conosciuto che ne definisce l’identità più autentica. Il volume mette in luce queste vicende spesso dimenticate, restituendo centralità a luoghi e trasformazioni decisive per il territorio.
Dall’imponente villa dei Tatocci sul pianoro di Poggio Cavaliere, probabile nodo tra la Selva Cimina e la colonia romana di Sutri, alla complessa opera di regolazione del Rio Vicano in età romana e poi farnesiana — che abbassò il livello del lago e collegò l’antica isola di Monte Venere alla terraferma — il libro ricostruisce interventi che hanno profondamente modellato il paesaggio.
Particolare rilievo assume il periodo farnesiano, quando lo sfruttamento delle acque favorì la nascita di un importante polo proto-industriale rinascimentale. Attraverso l’area delle Grotte Catena, anticamente detta Vallata del Mégaro, si consolidò infatti il legame tra il lago e la Ronciglione farnesiana, alimentandone lo sviluppo economico e politico nello Stato Pontificio.
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